D.L. 90/2014 - Riforma PA

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Book: D.L. 90/2014 - Riforma PA
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Date: Wednesday, 28 September 2022, 2:35 PM

Description

Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari (convertito con legge 114/2014)

Autore: Giorgio Valandro

Pubblicazione: 2014

ENTRATA IN VIGORE E CONTENUTO

Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari - d.l. 90/2014 (convertito con legge 11 agosto 2014, n. 114) - LINK PERMANENTE


ENTRATA IN VIGORE

Il decreto-legge 90/2014 è entrato in vigore il 25 giugno 2014 ed è stato convertito in legge, con modificazioni, con la legge 114/2014 (pubblicata nel Supplemento ordinario n. 70, relativo alla G.U. 18/8/2014, n. 190).

Le modifiche apportate in sede di conversione sono in vigore, dove non è diversamente previsto dalla legge stessa, dal 19 agosto 2014.

CONTENUTO DEL PROVVEDIMENTO [vai direttamente alla SELEZIONE PER LE UNIVERSITA']

Il decreto-legge 90/2014 si compone di 67 articoli (di cui 14 sub numerati: -bis, -ter, ecc.) organizzati in 4 titoli:

TITOLO I - Misure urgenti per l'efficienza della PA e per il sostegno dell'occupazione

- Capo I (articoli 1-15): misure in materia di lavoro pubblico;
- Capo II (articoli 16-23-bis): misure riguardanti l'organizzazione delle PP.AA.

TITOLO II - Interventi urgenti di semplificazione

- Capo I (articoli 24-28): Accesso dei cittadini e delle imprese ai servizi della PA

TITOLO III - Misure urgenti per l'incentivazione della trasparenza e correttezza delle procedure nei lavori pubblici

- Capo I (articolo 29): Misure di controllo preventivo (articolo unico relativo all'iscrizione nell'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa);
- Capo II (articoli 30-37): Misure relative all'esecuzione di opere pubbliche, servizi e forniture.

TITOLO IV - Misure per lo snellimento del processo amministrativo e l'attuazione del processo civile telematico

- Capo I (articoli 38-43), impropriamente rubricato "Processo amministrativo", comprende anche gli articoli
39 e 43, concernenti, rispettivamente, le ulteriori materie della semplificazione degli oneri formali nella partecipazione a procedure di affidamento di contratti pubblici e di informatizzazione del processo contabile;
- Capo II (articoli 44-54), rubricato "Disposizioni per garantire l'effettività del processo telematico", contiene ulteriori misure in materia di indirizzi di posta elettronica certificata della PA (art.47), di vendita delle cose mobili pignorate con modalità telematica (art.48). Questo ultimo capo contiene anche le norme di copertura finanziaria (art.53) e la disposizione relativa all'entrata in vigore del decreto (art.54).

STRUMENTI DI LETTURA

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AMBITO DI APPLICAZIONE

In linea generale, alle università si applicano le norme che vi fanno espresso riferimento, direttamente oppure attraverso le seguenti locuzioni (elenco non tassativo):

  • «amministrazioni pubbliche»;
  • «pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001»;
  • «amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica ai sensi dell'articolo 1, comma 3 (o comma 2), della legge 31 dicembre 2009, n. 196». Con la precisazione che nell’elenco ISTAT, il quale distingue le «Amministrazioni centrali» dalle «Amministrazioni locali», le università pubbliche sono inserite tra le «Amministrazioni locali» [vedi l’ultimo comunicato ISTAT, Elenco amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato (ex art.1, co.3 L.196-2009)].

Le università non rientrano:

  • tra le «amministrazioni centrali», le «amministrazioni statali» o tra amministrazioni pubbliche regolate da normative speciali, a meno che l’applicabilità alle università non sia altrimenti desumibile (riferimenti normativi esterni, ecc.);
  • di norma, tra gli «enti pubblici non territoriali» e «enti pubblici non economici» (anche se astrattamente le università potrebbero essere considerate enti pubblici "non economici" e "non territoriali"). In ogni caso, si raccomanda di verificare la non applicabilità, di volta in volta, in base al contesto normativo in cui la disposizione normativa si inserisce.

NON SI APPLICANO ALLE UNIVERSITA'

Turn over nella P.A. (art.3)

L'art.3 del d.l. 90/2014 NON si applica alle università. Il comma 1 dell'art. 3, infatti, determina espressamente il proprio ambito di applicazione che è limitato alle "amministrazioni dello Stato, anche ad  ordinamento  autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici ivi compresi  quelli  di cui all'art. 70, comma 4, del d.lgs. 165/2001". In sede di conversione, per evitare qualsiasi equivoco, il legislatore ha escluso espressamente le università dall'ambito di applicazione dell'art.3, precisando che ad esse "si applica la normativa di settore".

Incarichi negli uffici di diretta collaborazione (art.8)

L'art. 8 NON si applica alle università, perché riguarda la disciplina sul collocamento “fuori ruolo” dei magistrati (ordinari, amministrativi, contabili e militari) e degli avvocati e procuratori dello Stato che intendano assumere incarichi extragiudiziari.

Ricognizione enti pubblici (art.17, commi 1 e 2)

  • il comma 1 dell’art. 17 NON si applica alle università, in quanto prevede la creazione di un sistema informatico di acquisizione di dati funzionale all'adozione di misure di razionalizzazione degli enti pubblici statali (c.d. normativa taglia enti)
  • il comma 2 dell'art. 17 NON si applica alle università, in quanto prevede la creazione di un sistema informatico di acquisizione dati per razionalizzare i servizi strumentali alle attività delle amministrazioni statali

1. Lavoro pubblico (artt.1-13-bis)

Il d.l. 90/2014 in esame non introduce una disciplina organica in materia di lavoro pubblico, prevedendo piuttosto una insieme eterogeneo di modifiche che intervengono in modo diseguale in diversi settori della PA.

I primi 7 articoli del Capo I (Misure urgenti in materia di lavoro pubblico) del Titolo I del decreto-legge in commento hanno subito diverse modifiche in sede di conversione in legge (oltre all'aggiunta di un art.1-bis in tema di pensionamento anticipato dei giornalisti).

Si segnala qui anche l'art.12, il quale promuove nuove forme di supporto alle attività di volontariato di soggetti che beneficiano di misure di sostegno al reddito, attraverso: a) l'istituzione in via sperimentale di un Fondo per la copertura gli obblighi assicurativi INAIL; b) la previsione della certificazione di crediti formativi per l'attività prestata (comma 4)

Il commento ad altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici è invece inserito, ratione materiae, in altri capitoli:

  • nel capitolo 4 (Gare e opere pubbliche) il rinvio all'art.13 (Incentivi per la progettazione) e il commento all'art. 31 (Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti)
  • nel capitolo 2 (Università) il commento all'art.14 (Abilitazione scientifica nazionale; chiamata di professori associati) e all'art.15 (Scuole di specializzazione medica)

Non si applicano alle università:

  • Turn over nella P.A. (art.3)

L'art.3 del d.l. 90/2014 NON si applica alle università. Il comma 1 dell'art. 3, infatti, determina espressamente il proprio ambito di applicazione che è limitato alle "amministrazioni dello Stato, anche ad  ordinamento  autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici ivi compresi  quelli  di cui all'art. 70, comma 4, del d.lgs. 165/2001". In sede di conversione, per evitare qualsiasi equivoco, il legislatore ha escluso espressamente le università dall'ambito di applicazione dell'art.3, precisando che ad esse "si applica la normativa di settore".

  • Incarichi negli uffici di diretta collaborazione (art.8)

L'art. 8 NON si applica alle università, perché riguarda la disciplina sul collocamento “fuori ruolo” dei magistrati e degli avvocati e procuratori dello Stato che intendano assumere incarichi extragiudiziari

1.1. Ricambio generazionale

Non hanno subito modifiche in sede di conversione i commi 1 e 2 dell'art.1 (Abrogazione prolungamento del trattenimento in servizio).

In sede di conversione è stato invece modificato il comma 5 dell'art. 1 (risoluzione unilaterale del contratto di lavoro), il quale riformula il testo dell'art.72, comma 11, del d.l. 112/2008, escludendo dall'applicazione i professori universitari e i responsabili di struttura complessa del SSN (vedi punto 1.1.2.).

A - Abrogazione prolungamento del trattenimento in servizio (art.1, commi 1 e 2)

 L'art. 1 comma 1 del d.l. 90/2014 ha abrogato tutte le disposizioni che disciplinano l’istituto del trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici per un biennio oltre i limiti di eta' per il collocamento a riposo (ossia l’art.16 d.lgs. 503/1992; l’art.72, commi 8-10, del d.l.112/2008; l’art. 9, comma 31, del d.l. 78/2010).

Viene meno la facoltà delle università di trattenere in servizio per un biennio oltre i limiti di eta' per il collocamento a riposo, sia per il personale tecnico e amministrativo che per i professori e ricercatori universitari, per i quali non è prevista alcuna deroga.

[Si ricorda che in seguito alla sentenza 83/2013 Cost., che aveva dichiarato illegittimo l'art.25 della legge 240/2010, i professori e ricercatori universitari avevano riacquistato la facoltà di chiedere, come tutti i dipendenti pubblici, il trattenimento in servizio oltre i limiti di età ai sensi dell' art.16 del d.lgs. 503/1992. Con l'abrogazione dell'art.16, l'istituto del trattenimento in servizio non trova più applicazione per tutti i dipendenti pubblici (professori universitari compresi), salvo quanto disposto in via transitoria dal comma 2 dell'art. 1 in commento]

E' prevista anche una disciplina transitoria (art.1, comma 2):

- I trattenimenti in servizio in essere alla data di entrata in vigore del decreto-legge (25 giugno 2014) sono fatti salvi fino al 31 ottobre 2014 (o fino alla loro scadenza, se anteriore)

- i trattenimenti in servizio disposti ma non ancora efficaci al 25 giugno 2014 sono revocati.

B - Risoluzione unilaterale del contratto (art.1, comma 5)

Con la legge di conversione è stato modificato il comma dell'art.1 del d.l. 90/2014, il quel riformula il comma 11 dell'art.72 del d.l. 112/2008 e s.m.

In base al nuovo testo dell'art.72, comma 11 del d.l. 112/2008, l'istituto della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro:

  •  è diventato un istituto permanente, applicabile senza limitazioni temporali (e quindi anche oltre il 31 dicembre 2014)
  • non si applica ai professori universitari
  • è sufficiente una "decisione motivata con riferimento alle esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati e senza pregiudizio per la funzionale erogazione dei servizi" [si ricorda che non è richiesta la motivazione se l'amministrazione ha preventivamente individuato appositi criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna (art.16, comma 11, del d.l. 98/2011)]

1.2. Divieto di incarichi a soggetti in quiescenza (art.6)

NB: La legge 124/2015 ha modificato ulteriormente la materia, prevedendo la possibilità di conferire incarichi di studio e consulenza a titolo gratuito a soggetti in quiescenza anche per più di un anno, mantenendo il limite temporale di un anno "per i soli incarichi dirigenziali e direttivi, ferma restando la gratuità" (art. 17, ultimo comma, legge 124/2015): →VAI AL DOSSIER


L'art. 5, comma 9, del d.l. 95/2012 (come modificato dall'art. 6 del d.l. 90/2014 e poi dall'art. 17, ultimo comma, legge 124/2015) prevede che le PP.AA. non possano conferire, a titolo oneroso, a soggetti già lavoratori pubblici e privati collocati in quiescenza:

  • incarichi di studio e di consulenza;
  • incarichi dirigenziali o direttivi (nuovo);
  • cariche in organi di governo di amministrazioni pubbliche (nuovo).

Sono invece consentiti gli incarichi e le collaborazioni a titolo gratuito (art.5, comma 9, del d.l. 95/2012, così come modificato dall'art. 6 in commento). Devono essere rendicontati eventuali rimborsi di spese.

Ulteriori limitazioni sono adesso previste soltanto per gli incarichi dirigenziali e direttivi ("ferma restando la gratuità": art. 17, ultimo comma, legge 124/2015):

  • per una durata non superiore a un anno, presso ciascuna amministrazione
  • non sono prorogabili ne' rinnovabili

Il divieto trova applicazione agli incarichi conferiti a decorrere dal 24 giugno 2014 (data di entrata in vigore del decreto-legge).

La disposizione in commento ha ampliato notevolmente sia l’ambito soggettivo che oggettivo dell’art.5, comma 9, del d.l. 95/2012, il quale ha vietato alle PP.AA. di attribuire incarichi di studio e consulenza a soggetti in quiescenza già appartenenti ai ruoli, che abbiano svolto nell'ultimo anno di servizio funzioni e attività corrispondenti. Il divieto è esteso:

  • a tutti i soggetti in quiescenza (anche ai lavoratori privati)  
  • anche agli incarichi dirigenziali (o direttivi)
  • alle cariche in organi di governo delle stesse amministrazioni (e degli enti e società da esse controllati)

Il divieto non si applica per gli incarichi in ordini, collegi professionali, relativi organismi nazionali e negli enti aventi natura associativa.

Circolari interpretative

In tema di incarichi a soggetti in quiescienza, è intervenuta una circolare interpretativa dell'art.6 del d.l. 90/2014, emanata dal Ministro per la semplificazione e la PA: Circolare n.6 del 4 dicembre 2014 (Interpretazione e applicazione dell'art. 5, comma 9, del d.l. 95/2012, come modificato dall'art. 6 del d.l. 90/2014), successivamente Sul punto, è successivamente integrata dalla circolare 5/2015 del 10 novembre 2015 del medesimo Ministro.

Decorrenze e rapporti con norme precedenti

La nuova disciplina prevale su quelle precedenti, anche speciali, che consentivano il conferimento a soggetti in quiescenza di incarichi o cariche rientranti tra quelli ormai vietati dall'art.6 d.l. 90/2014. Al contempo, la nuova disciplina si aggiunge, senza modificarle, alle altre discipline vigenti che pongono simili divieti al conferimento di incarichi (per es. in materia di incompatibilità e inconferibilità, di limiti alle spese per consulenze, di limiti retributivi nelle PP.AA., di compensi e rimborsi spese per gli organi collegiali, di gratuità di specifici incarichi, di cumulo tra trattamento economico e pensione)

Le amministrazioni devono evitare comportamenti elusivi, consistenti nel conferire a soggetti prossimi alla pensione incarichi e cariche il cui mandato si svolgerà in una fase successiva al collocamento in quiescenza. Per tali soggetti, le amministrazioni valuteranno la possibilità di conferire un incarico gratuito (v. infra)

Incarichi vietati

Gli incarichi vietati sono solo quelli espressamente contemplati (criterio di stretta interpretazione), senza poter ricorrere a interpretazioni estensive o analogiche:

a) incarichi di studio e di consulenza

b) incarichi dirigenziali o direttivi

c) cariche di governo nelle amministrazioni e negli enti e società controllati

Il divieto si riferisce al conferimento di incarichi e cariche che, indipendentemente dalla loro natura formale, consentono di svolgere ruoli rilevanti al vertice delle amministrazioni. Occorre prescindere dalla natura giuridica del rapporto, dovendosi invece considerare l'oggetto dell'incarico. La disciplina in esame, dunque, non esclude alcuna delle forme contrattuali contemplate dall'art. 7 d.lgs. 165/2001, tuttavia impedisce di utilizzarle per conferire incarichi aventi il contenuto proprio degli incarichi vietati (indipendentemente dalla fonte di finanziamento).

Incarichi consentiti

Tutte le ipotesi di incarico o collaborazione non rientranti nelle categorie espressamente elencate sono da ritenersi consentite, ovviamente ferme restando le disposizioni vigenti relative ai requisiti e alle modalità di scelta dei soggetti ai quali conferire incarichi e cariche e alle procedure di conferimento (come quelle disciplinate dall'art. 7 d.lgs. 165/2001).

Tra gli incarichi consentiti (o meglio non vietati dalla nuova disciplina), si segnalno le seguenti ipotesi:

  • un soggetto collocato in quiescenza per aver raggiunto i relativi requisiti nella propria carriera, può concorrere per un impiego relativo a una carriera nella PA nella quale può ancora prestare servizio
  • contratti d'opera intellettuale per incarichi che non comportino funzioni dirigenziali o direttive e abbiano oggetto diverso da quello di studio o consulenza
  • incarichi di ricerca, inclusa la responsabilità di un progetto di ricerca (purché non comporti la direzione di strutture stabili dell'amministrazione)
  • incarichi di docenza
  • incarichi nelle commissioni di concorso o di gara
  • la partecipazione a organi collegiali consultivi (comitati scientifici o tecnici), di controllo (collegi sindacali e dei revisori)
  • incarichi dei commissari straordinari

Incarichi gratuiti

La possibilità (eccezione) di conferire incarichi e collaborazioni a titolo gratuito (art.5, comma 9, del d.l. 95/2012, così come modificato dall'art. 6 in commento) va letta in connessione ai primi due periodi dell'art. 6, rispetto ai quali essa introduce un'eccezione: l'espressione "incarichi e collaborazioni", quindi, corrisponde alle varie ipotesi di cui ai periodi precedenti. Di conseguenza, indipendentemente dal modo in cui l'incarico venga formalmente qualificato, ove - in base al suo contenuto - esso rientri tra le ipotesi di cui ai divieti in esame, esso potrà essere conferito, ma soltanto alle condizioni stabilite dalla suddetta previsione. L'ambito dell'eccezione, dal punto di vista oggettivo, coincide con quello dei divieti: di conseguenza, potranno essere attribuiti, nei limiti indicati, incarichi e cariche gratuiti di ciascuno dei tipi vietati.

Le amministrazioni dovranno, peraltro, valutare la compatibilità dell'incarico o carica con la gratuità e con la durata limitata (per es. perché disposizioni vigenti prevedono una durata minima superiore all'anno). In generale, le amministrazioni dovranno valutare la compatibilità delle prestazioni richieste e delle eventuali responsabilità con la gratuità dell'incarico.

In particolare, la possibilità di attribuire incarichi dirigenziali a soggetti che abbiano raggiunto i limiti di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici era già esclusa dalla disciplina vigente (art. 33, comma 3, d.l. 223/2006, relativo agli incarichi a soggetti esterni all'amministrazione, quali i pensionati). Rimane la possibilità di conferire incarichi dirigenziali, in base all'art. 19, comma 6, d.lgs. 165/2001, a soggetti che, pur collocati in quiescenza, non abbiano raggiunto i suddetti limiti di età: in questa ipotesi, l'amministrazione valuterà prudentemente la compatibilità dell'incarico con la gratuità, con la durata massima annuale e con le responsabilità e i meccanismi di valutazione connessi all'incarico. Rimangono ferme, in queste ipotesi, le regole relative alle procedure selettive di conferimento degli incarichi.

La disposizione consente il conferimento di incarichi e collaborazioni gratuiti per una durata massima di un anno "presso ciascuna amministrazione". Di conseguenza, il soggetto collocato in quiescenza potrà ricevere differenti incarichi, anche contemporaneamente, da parte di amministrazioni diverse, ove reciprocamente compatibili, purché ciascuno di essi rispetti il suddetto limite di durata.


NB: La legge 124/2015 ha modificato ulteriormente la materia, prevedendo la possibilità di conferire incarichi di studio e consulenza a titolo gratuito a soggetti in quiescenza anche per più di un anno, mantenendo il limite temporale di un anno "per i soli incarichi dirigenziali e direttivi, ferma restando la gratuità" (art. 17, ultimo comma, legge 124/2015): →VAI AL DOSSIER

1.3. Mobilità e nuove mansioni

1.2.1 Mobilità dei dipendenti pubblici in regime di diritto privato (art.4)

L'art. 4 (sostituendo i commi 1 e 2 dell'art. 30 del d.lgs. 165/2001) introduce una nuova disciplina della mobilità nella PA. Il testo dell'art.4 in commento è stato riformulato e integrato in sede di conversione. Le modifiche introdotte all'art. 30 del d.lgs. hanno portata generale, tuttavia "in sede di prima applicazione, nell'assegnazione delle risorse vengono prioritariamente valutate le richieste finalizzate all'ottimale funzionamento degli uffici giudiziari che presentino rilevanti carenze di personale e conseguentemente alla piena applicazione della riforma delle province" (nuova comma 2.3 del citato art.30) 

A. Mobilità volontaria

Il nuovo comma 1 dell'art.30 del d.lgs. 165/2001 prevede:

  • la pubblicazione sul sito istituzionale per almeno 30 giorni del bando che fissa preventivamente i requisiti e le competenze professionali richieste e che indica i posti che le amministrazioni intendono coprire attraverso passaggio diretto di personale da altre amministrazioni;
  • l'istituzione da parte del Dipartimento della funzione pubblica di un portale per l'incontro tra domanda e offerta di mobilità;
  • la riqualificazione dei dipendenti da parte dell'amministrazione di destinazione (comma 1-bis introdotto in sede di conversione)

B. Mobilità obbligatoria

Il nuovo comma 2 dell'art.30 del d.lgs. 165/2001 prevede che i dipendenti pubblici possano essere trasferiti:

  • all'interno della stessa amministrazione o, previo accordo tra le amministrazioni interessate, in altra amministrazione;
  • in sedi collocate nel territorio dello stesso comune ovvero a distanza non superiore a 50 km dalla sede a cui sono adibiti;
  • anche in assenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive (di cui all'art. 2103, comma 1, terzo periodo, del codice civile)
  • senza il consenso del lavoratore, ad eccezione dei dipendenti con figli minori di 3 anni e dei soggetti di cui alla legge 104/1992 (che possono essere trasferiti, ma solo con il loro consenso)

Il comma 2.2 del nuovo art.30, d.lgs. 165/2001 prevede inoltre la nullità delle clausole contrattuali in contrasto con la nuova disciplina sulla mobilità del personale.

Coerentemente, è stato abrogato l'art. 1, comma 29 del d.l. 138/2011, il quale poneva una serie di condizioni (e tutele) a garanzia del lavoratore [il TESTO ABROGATO è il seguente: i dipendenti delle PP.AA. "su richiesta del datore di lavoro, sono tenuti ad effettuare la prestazione in luogo di lavoro e sede diversi sulla base di motivate esigenze, tecniche, organizzative e produttive con riferimento ai piani della performance o ai piani di razionalizzazione, secondo criteri ed ambiti regolati dalla contrattazione collettiva di comparto. Nelle more della disciplina contrattuale si fa riferimento ai criteri datoriali, oggetto di informativa preventiva, e il trasferimento è consentito in ambito del territorio regionale di riferimento" (art. 1, comma 29 del d.l. 138/2011: ABROGATO)]

E' appena il caso di sottolineare che l'art.4 in commento si applica soltanto al personale contrattualizzato (art.2, comma 2 del d.lgs. 165/2001) e dunque non si applica al personale in regime di diritto pubblico (professori e ricercatori universitari)

1.2.2.Personale in disponibilità e nuove mansioni (art.5)

L'art.5 (comma 1) del d.l. 90/2014 modifica la disciplina del personale in eccedenza e posto in disponibilità, riformulando l'art. 34 del d.lgs. 165/2001, il quale adesso prevede che:

  • gli elenchi del personale in disponibilità, gestiti dal Dipartimento della funzione pubblica e dalle strutture regionali e provinciali, sono pubblicati sul sito istituzionale delle rispettive amministrazioni (nuovo comma 3-bis dell'art.34, d.lgs. 165/2001)
  • il personale in disponibilità può presentare (nei 6 mesi anteriori alla data di scadenza del termine di 24 mesi previsto come periodo massimo di godimento dell’indennità spettante al seguito del collocamento in disponibilità) istanza di ricollocazione, nell’ambito dei posti vacanti in organico, anche in una qualifica o in posizione economica (o in area o categoria) inferiori di un solo livello, in deroga a quanto previsto dall'art. 2103 del cod. civ.; la ricollocazione non può comunque avvenire prima dei 30 giorni anteriori alla data di scadenza del richiamato termine di 24 mesi (integrazione al comma 4 dell'art.34, d.lgs. 165/2001)
  • Il personale ricollocato non ha diritto all'indennita' di cui all'art. 33, comma 8, del d.lgs. 165/2001 e mantiene il diritto di essere successivamente ricollocato nella propria originaria qualifica e categoria di inquadramento, anche attraverso le procedure di mobilita' volontaria di cui all'art. 30 del d.lgs. 165/2001. In sede di contrattazione collettiva con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative possono essere stabiliti criteri generali per l'applicazione delle disposizioni di cui al quinto e al sesto periodo (integrazione al comma 4 dell'art.34, d.lgs. 165/2001)
  • nell'ambito della programmazione triennale delle assunzioni, l’avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni, a tempo indeterminato o determinato (per un periodo comunque superiore a 12 mesi), sono subordinate all'utilizzo del personale collocato in disponibilità. Il personale in disponibilità, iscritto nei richiamati elenchi, può, alternativamente: 1) essere assegnato, nell'ambito dei posti vacanti in organico, in posizione di comando presso altre amministrazioni che ne facciano richiesta (o individuate a seguito di ricognizione effettuata dal Dipartimento della funzione pubblica); 2) avvalersi dell’istituto dell’aspettativa senza assegni presso organismi pubblici o privati (nuovo comma 6 dell'art.34, d.lgs. 165/2001)
  • Il termine di 24 mesi (periodo massimo di godimento dell’indennità di disponibilità) rimane sospeso durante il periodo in cui i dipendenti sono impiegati a tempo determinato o in posizione di comando presso altre PP.AA. o in cui si avvalgono dell’aspettativa senza assegni (nuovo comma 6 dell'art.34, d.lgs. 165/2001)
  • L’onere retributivo è a carico dell’amministrazione che utilizza il dipendente (nuovo comma 6 dell'art.34, d.lgs. 165/2001)

1.4. Riduzione prerogative sindacali

Riduzione di distacchi, aspettative e permessi sindacali nella P.A. (art.7)

L’art. 7 del d.l. 90/2014 dispone, a decorrere dal 1° settembre 2014, la riduzione del 50% dei distacchi, delle aspettative e dei permessi sindacali, come attribuiti dalle disposizioni regolamentari e contrattuali vigenti per il personale delle P.A., per ciascuna associazione sindacale (comma 1, art.7). 

Con le procedure contrattuali previste dai rispettivi ordinamenti può essere modificata la ripartizione dei nuovi contingenti tra le varie associazioni sindacali. In tale ambito e' possibile definire, con invarianza di spesa, forme di utilizzo compensativo tra distacchi e permessi sindacali (comma 3, art.7).

Vedi anche Circolare n. 5 del 20 agosto 2014 (PDF) 

1.5. Incentivi per la progettazione (art. 13-bis)

L'art. 13, modificato in sede di conversione, dispone l'abrogazione dell'attuale disciplina degli incentivi per la progettazione a favore del personale dipendente delle amministrazioni aggiudicatrici (commi 5 e 6 dell'art. 92 del Codice dei contratti pubblici, d.lgs. 163/2006).

Contestualmente, è stato aggiunto un art. 13-bis, il quale introduce una nuova disciplina degli incentivi alla progettazione, attraverso la previsione di un fondo per la progettazione e l'innovazione. In particolare:

  • le risorse (pari al massimo al 2% degli importi posti a base di gara di un'opera o lavoro) vengono fatte confluire da ogni amministrazione in un fondo denominato "fondo per la progettazione e l'innovazione" (nuovo comma 7-bis dell'art. 93 del Codice dei contratti pubblici);
  • le risorse del Fondo sono destinate per l'80% a remunerare l'attività di progettazione (nuovo comma 7-ter) e per il restante 20% all'acquisto di beni, strumentazioni e tecnologie funzionali a: 1) progetti di innovazione; 2) banche dati per il controllo ed il miglioramento della capacità di spesa; 3) ammodernamento dell'ente e dei servizi ai cittadini (nuovo comma 7-quater dell'art. 93 del Codice);
  • viene introdotta una disciplina più dettagliata dei criteri di riparto degli incentivi, al fine di graduare l'incentivo in base all'attività, ai tempie ai costi previsti nel progetto esecutivo ed effettivamente sostenuti in fase di realizzazione dell'opera (questa e le successive differenze elencate derivano dalle disposizioni del nuovo comma 7-ter dell'art. 93 del Codice);
  • viene demandato al regolamento adottato dall'amministrazione (lo stesso che deve disciplinare la percentuale effettiva da destinare al Fondo) la previsione di criteri e modalità per ridurre le risorse destinate al Fondo in caso di mancato rispetto dei costi e dei tempi previsti nel quadro economico del progetto esecutivo (al netto del ribasso d'asta). Non sono computate le sospensioni conseguenti ad alcuni degli accadimenti che giustificano l'adozione di varianti al progetto (in proposito la norma richiama le lettere a), b), c) e d) del comma 1 dell'art. 132 del Codice);
  • il tetto massimo dell'incentivo non è più individuato singolarmente per ogni singolo incentivo, ma è invece riferito a un tetto complessivo annuo, che somma tutti gli incentivi corrisposti al dipendente (anche da diverse amministrazioni), non superiore al 50% del trattamento economico complessivo annuo lordo del dipendente;
  • viene meno il premio pari al 30% della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione comunque denominato (disciplinato dal comma 6 dell'art. 92 del Codice)

La nuova disciplina non si applica ai dirigenti.

Infine, il nuovo comma 7-quinquies dell'art. 93 del Codice consente agli organismi di diritto pubblico, ai concessionari di lavori pubblici e a particolari società con capitale pubblico, di adottare con proprio provvedimento una disciplina analoga a quella appena descritta.

2. Università (artt. 14-15)

Gli articoli 14 e 15 del d.l. 90/2014 in esame, profondamente modificati in sede di conversione, contengono disposizioni specificamente dedicate alle università:

2.1. Abilitazione scientifica e associati (art.14)

  • procedura di abilitazione scientifica nazionale 2013
  • nuovo sistema "a sportello" entro il 28 febbraio 2015
  • chiamata di professori associati per gli anni 2012 e 2013 entro il 30 giugno 2015 (Piano straordinario associati)

2.2. Scuole di specializzazione medica (art.15)

  • decorrenza della riduzione della durata dei corsi delle scuole di specializzazione medica
  • contributo per la partecipazione alle prove di ammissione
  • ulteriori risorse per il trattamento economico da riconoscere agli specializzandi

2.1. Abilitazione scientifica e associati

2.1.1. Proroga al 30 settembre 2014 delle commissioni tornata 2013 (art.14, commi 1 e 2)

L'art. 14 del d.l. 90/2014 differisce al 30 settembre 2014 il termine di conclusione dei lavori delle commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale della tornata 2013 (art.14, commi 1 e 2). Le disposizioni in esame, dunque, modificano implicitamente anche la disciplina prevista dall'art. 8, comma 6, del d.p.r. 222/2011 che prevedeva la sostituzione delle commissioni. 

2.1.2 Proroga al 30 giugno 2015 del piano straordinario associati 2012-2013 (art.14, comma 4)

In coerenza con il differimento del termine per la conclusione dei lavori delle commissioni per l’ASN, l'art. 14 (comma 4) differisce anche il termine per procedere alle chiamate di professori associati per gli anni 2012 e  2013 (piano straordinario di cui all'art. 1, comma 24, della legge 220/2010 e  all'art. 29, comma 9, della legge 240/2010). Il termine per la chiamata è differito dal 31 ottobre 2014 al 30 giugno 2015 (ulteriore proroga rispetto a quella del 31 marzo prevista originariamente dal d.l. 90/2014) 

2.1.3. Nuovi criteri e indizione procedura ASN per il 2014 (art.14, commi 3, 3-bis, 3-ter)

Il comma 3 dell'art. 14 in commento (modificato in sede di conversione) prevede l'indizione della procedura di abilitazione scientifica nazionale relativa al 2014 entro il 28 febbraio 2015 (il testo originario del D.L. prevedeva la sospensione della tornata 2014), previa revisione del regolamento di cui al d.p.r. 222/2011, in conformità alle modifiche contestualmente introdotte nella l. 240/2010 dai successivi commi dell'art. 14 in commento. La data del 28 febbraio 2015 è particolarmente significativa, in quanto il comma 3-ter dell'art.14 (comma introdotto in sede di conversione) prevede che i candidati che non hanno conseguito l'abilitazione nelle tornate 2012 e 2013 possano ripresentare la domanda dal 1° marzo 2015.

In sede di conversione, è stato introdotto anche il preannunciato c.d. modello "a sportello", ossia la presentazione delle domande di partecipazione senza scadenze prefissate, in luogo della previsione relativa all'indizione con frequenza annuale delle procedure per il conseguimento dell'abilitazione (nuovo art. 16, comma 3, lett. d), della l. 240/2010).

Il legislatore, con il commi 3-bis dell'art. 14 (comma aggiunto in sede di conversione), ha modificato in più parti gli artt. 15 e 16 della l. 240/2010 relativamente ai criteri e alle procedure di funzionamento delle commissioni scientifiche nazionali: 

  • riducendo da 30 a 20 il numero di professori di prima fascia che devono afferire, a regime, a ciascun settore concorsuale (nuovo art. 15, comma 2, della l. 240/2010);
  • aumentando da 4 a 6 anni la durata dell'abilitazione (nuovo art. 16, comma 1, l. 240/2010), con riferimento anche alle abilitazioni conseguite nelle tornate 2012 e 2013 (comma 3-ter, secondo periodo, art. 14, d.l. 90/2014);
  • prevedendo il coinvolgimento del CUN e dell'ANVUR nella definizione di criteri e parametri (che dovranno essere differenziati per settore concorsuale, e non più per area disciplinare) per l'attribuzione dell'abilitazione (nuovo art. 16, comma 3, lett. a), l. 240/2010), con verifica dell'adeguatezza degli stessi criteri dopo il primo biennio (nuovo art. 16, comma 3, lett. c), l. 240/2010);
  • riducendo da 12 a 10 la soglia minima di pubblicazioni sulla base della quale può essere fissato il numero massimo di pubblicazioni che ogni candidato può presentare (nuovo art. 16, comma 3, lett. b), l. 240/2010);
  • stabilendo l'eliminazione del commissario in servizio all'estero nella commissione nazionale, nonché la possibilità di sostituzione graduale dei membri della stessa commissione (nuovo art. 16, comma 3, lett. f) e g), l. 240/2010);
  • la garanzia della rappresentanza fin dove possibile proporzionale dei settori scientifico-disciplinari all'interno della commissione e la partecipazione di almeno un commissario per ciascun settore scientifico-disciplinare compreso nel settore concorsuale al quale afferiscano almeno 10 professori ordinari (invece di 30); l'obbligatorietà del parere pro veritate nel caso di candidati afferenti a un settore scientifico-disciplinare non rappresentato nella commissione (nuovo art. 16, comma 3, lett. i), l. 240/2010);
  • la preclusione, in caso di mancato conseguimento dell'abilitazione, a presentare una nuova domanda di abilitazione, per lo stesso settore e per la stessa fascia o per la fascia superiore, nel corso dei dodici mesi successivi alla data di presentazione della domanda e, in caso di conseguimento dell'abilitazione, a presentare una nuova domanda di abilitazione, per lo stesso settore e per la stessa fascia, nei quarantotto mesi successivi al conseguimento della stessa (nuovo art. 16, comma 3, lett. m), l. 240/2010);
  • la possibilità per i candidati all'abilitazione di presentare istanza di ricusazione di uno o più componenti della commissione esaminatrice (nuovo art. 16, comma 3, lett. m-bis), l. 240/2010).

2.1.4. Chiamate dirette e politiche di reclutamento (art. 14, commi 3-quater e 3-quinquies)

I commi 3-quater e 3-quinquies dell'art. 14 del d.l. 90/2014 in commento (commi aggiunti in sede di conversione) estendono l'ambito di operatività delle procedure di abilitazione scientifica nazionale:

  • il comma 3-quater dell'art. 14 modifica le procedure per la chiamata diretta di professori da parte delle università (art. 1, comma 9, l. 230/2005), prevedendo che il MIUR si pronunci sulla proposta formulata dall'università previo parere della commissione nazionale per le procedure di abilitazione scientifica per il settore per il quale è proposta la chiamata (e non più di una commissione appositamente nominata dal CUN)
  • il comma 3-quinquies stabilisce che, nell'ambito della valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei, è considerata "prioritaria" la qualità della produzione scientifica dei professori reclutati dagli atenei all'esito dell'abilitazione scientifica nazionale.

2.2. Scuole di specializzazione medica

Anche l'art. 15 del d.l. 90/2014 è stato modificato in sede di conversione in legge.

Il nuovo comma 1 dell'art. 15 in commento differisce dal 31 marzo 2014 al 31 dicembre 2014 il termine per l'emanazione del decreto del MIUR (di concerto con il Ministro della salute) sulla riduzione della durata dei corsi di formazione specialistica per i medici, con l'osservanza dei limiti minimi previsti dalla normativa europea in materia, e sulla riorganizzazione delle classi e delle tipologie dei corsi medesimi.

L’art. 15, comma 1-bis (che ripete il contenuto di quello che prima della conversione era il comma 1) stabilisce che la riduzione della durata dei corsi delle scuole di specializzazione medica si applicherà a decorrere dall’a.a. 2014-2015 (così viene modificato l'art. 20, comma 3-ter, del d.lgs. 368/1999). In base al comunicato stampa del MIUR del 17 aprile 2014a partire dall'a.a. 2014-2015 il bando sarà pubblicato entro il 28 febbraio di ogni anno e la prova d’esame si svolgerà non prima di sessanta giorni dopo la sua uscita.

Il comma 2 dell'art. 14 in esame autorizza l’ulteriore spesa di 6 milioni di euro per il 2014, 40 milioni di euro per il 2015 e 1,8 milioni di euro per il 2016 per la formazione dei medici specialisti. Tali risorse si aggiungono a quelle previste dall'art. 1, comma 424, della legge 147/2013, c.d. legge di stabilità 2014 (pari a 30 milioni di euro per l’anno 2014 e a 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015). La relazione illustrativa (come già il comunicato stampa del MIUR del 14 giugno 2014) sottolinea che per il prossimo anno accademico con le risorse aggiuntive si garantisce la copertura di circa 5.000 contratti (anziché 3.300).

Per la copertura degli oneri si ricorre anche mediante riduzione per il 2016 del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (nel 2016 il capitolo 1694 dello stato di previsione del MIUR, sul quale sono allocati gli stanziamenti relativi al FFO, ha uno stanziamento di € 6.807.679.266 che, per effetto della riduzione disposta dalla norma in esame, diventerebbe di € 6.805.879.266).

Il comma 3 dell'art. 15 in esame prevede che anche per la partecipazione alle prove di ammissione alle scuole di specializzazione medica è dovuto dai candidati un diritto di segreteria, nella misura massima di 100 euro. Le corrispondenti entrate sono riassegnate al MIUR per la copertura degli oneri connessi alle prove di ammissione. Al riguardo si ricorda che l'art. 36 del d.lgs. 368/1999, ha previsto un'unica commissione preposta all'ammissione alle scuole di specializzazione e la formazione di un'unica graduatoria nazionale.

In sede di conversione è stato introdotto un comma 3-bis che fa salve le disposizioni normative delle province autonome di Trento e di Bolzano relative alla assegnazione dei contratti di formazione specialistica, finanziati dalle medesime province autonome attraverso convenzioni stipulate con le università.

3. Semplificazioni e trasparenza (artt.16-28)

Gli articoli da 16 a 23 del d.l. 90/2014 (Misure in materia di organizzazione della PA) disciplinano il coordinamento e l'accorpamento di molteplici enti pubblici ("semplificazione organizzativa")

Gli articoli da 24 a 28 del d.l. 90/2014 (Accesso ai servizi della PA) dispongono alcune misure eterogenee riconducibili alla "semplificazione amministrativa".

3.1. ANAC e riorganizzazione PP.AA.

3.2. Partecipate: banche dati e CdA

3.3. Semplificazione amministrativa

NON si applicano alle università i commi 1 e 2 dell'art.17 del d.l. 90/2014  (Ricognizione degli enti pubblici):

  • il comma 1 dell’art. 17 prevede la creazione di un sistema informatico di acquisizione di dati (relativi agli enti ai quali lo Stato contribuisce in via ordinaria) funzionale all'adozione di misure di razionalizzazione degli enti pubblici statali (c.d. normativa taglia enti)
  • il comma 2 dell'art. 17 prevede la creazione di un sistema informatico di acquisizione dati sulle modalità di gestione dei servizi strumentali (in particolare "esternalizzati") con la finalità di procedere ad una razionalizzazione dei servizi strumentali alle attività delle amministrazioni statali

3.1. ANAC e riorganizzazione PP.AA.

La riorganizzazione della PA prevista dal d.l. 90/2014 (artt.16-23) interessa direttamente enti nazionali e non le università. Si segnalano le misure che, indirettamente, possono avere un certo rilievo per le attività strumentali dell'amministrazione universitaria.

3.1.1. Soppressione AVCP e trasferimento funzioni all'ANAC (art.19, commi 1, 2 e 15)

L’art. 19 (commi 1 e 2) del d.l. 90/2014 prevede l'immediata soppressione dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP) e il trasferimento dei relativi compiti e funzioni all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC).

Il comma 15 dell'art. 19 in commento trasferisce all'ANAC anche le funzioni spettanti al Dipartimento della funzione pubblica in base alla normativa vigente in materia di prevenzione della corruzione.

3.1.2. Ulteriori funzioni dell’ANAC in materia di anticorruzione (art.19, commi 5 e 6)

Oltre alle competenze dell'AVCP, l'art. 19 in esame attribuisce all’ANAC anche ulteriori funzioni in materia di anticorruzione (commi 5-6): 

  • il compito di ricevere notizie e segnalazioni di illeciti, anche nelle forme di cui all’art. 54-bis del d.lgs. 165/2001 (come modificato dall'art. 31 del d.l. 90/2014 in esame), che disciplina l’ipotesi in cui il pubblico dipendente denuncia all'autorità giudiziaria o alla Corte dei conti (ora anche all’ANAC) o riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia tenuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro. Ai sensi dell’art. 54-bis, Il dipendente non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia;
  • il potere di applicare, nei confronti dei soggetti obbligati, sanzioni amministrative, i cui proventi possono essere utilizzati dall'Autorità per le proprie attività istituzionali, nel caso in cui le pubbliche amministrazioni non provvedano ad adottare il Piano triennale di prevenzione della corruzione, il Programma triennale per la trasparenza e l'integrità (di cui all'art.10 del D.Lgs. 33/2013) o il Codice di comportamento ai sensi dell'art. 54 del d.lgs. 165/2001.

3.1.3. Riordino delle funzioni in materia di misurazione e valutazione della performance (art.19, comma 9)

Per converso, sono trasferite al Dipartimento della funzione pubblica le funzioni, attualmente svolte dall’ANAC, in materia di misurazione e valutazione della performance, a decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione (art.19, comma 9). In sede di conversione, il legislatore ha precisato che con riguardo al solo trasferimento delle funzioni di cui all'art. 13, comma 6, lett. m) e p), del d.lgs. 150/2009 (progetti sperimentali e Portale della trasparenza), il trasferimento di funzioni deve avvenire previo accordo tra il Dipartimento della funzione pubblica e l'Autorita' nazionale anticorruzione.

Inoltre, entro 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge in esame, il Governo è autorizzato ad emanare un regolamento di delegificazione (ex art. 17, comma 2, legge 400/1988) per riordinare le funzioni in materia di misurazione e valutazione della performance (comma 10). Il regolamento deve essere emanato sulla base di alcune norme generali regolatrici della materia: a) semplificazione degli adempimenti a carico delle p.a.; b) progressiva integrazione del ciclo della performance con la programmazione finanziaria; c) raccordo con il sistema dei controlli interni; d) valutazione indipendente dei sistemi e risultati (il testo originario del decreto usava l'espressione "validazione esterna", che è stata sostituita dalle parole "valutazione indipendente"); e) conseguente revisione della disciplina degli organismi indipendenti di valutazione.

L'art. 19 in esame (commi 12 e 13 ) abroga infine alcune disposizioni relative alle funzioni dell’ANAC in materia di qualità dei servizi pubblici: rispettivamente l'art.13, comma 7, del d.lgs. 150/2009 e l’art. 7, comma 2, del d.lgs. 286/1999.

3.1.4. Altre disposizioni di riorganizzazione delle PP.AA.

  • Razionalizzazione delle autorità indipendenti (art. 22)
  • Procedura di scioglimento dell'Associazione FORMEZ PA (art. 20)
  • Soppressione dell'incarico di Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale e della relativa struttura di missione. Il presidente del Tavolo permanente per l’attuazione dell’Agenda digitale italiana viene individuato dal Ministro per la semplificazione e la PA (art. 18, comma 5)
  • Unificazione delle Scuole di formazione delle PP.AA. e assegnazione alla Scuola nazionale dell’amministrazione (art.21)

[Si ricorda che la possibilità di collaborazioni della Scuola con università e istituti di ricerca pubblici e privati, italiani e stranieri, amministrazioni pubbliche e istituzioni e società private è prevista dall’art. 3, comma 1, lett. f), del d.lgs. 178/2009 in relazione allo svolgimento di attività di ricerca, analisi e documentazione]

3.2. Partecipate: banche dati e CdA

3.2.1. Banche dati e informazioni relative alle società partecipate dalle PP.AA. (art.17, commi 3 e 5)

L'art. 17, commi da 3 a 5, del d.l. 90/2014 semplifica gli adempimenti per l'acquisizione delle informazioni relative alle società partecipate dalle PP.AA., le quali vengono concentrate in un’unica banca dati gestita dal MEF (Ministero dell’economia e delle finanze).

In particolare, a decorrere dal 1° gennaio 2015, una serie di informazioni attualmente acquisite dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri dovranno confluire nella banca dati gestita dal Dipartimento del Tesoro del MEF, ai sensi dell’art. 2, comma 222, della legge 191/2009 (Finanziaria 2010), la quale monitora gli immobili e gli spazi allocativi delle pubbliche amministrazioni, ai fini della redazione del rendiconto patrimoniale delle Amministrazioni pubbliche a valori di mercato.

In attuazione del citato art. 2, comma 222, il Dipartimento del Tesoro ha avviato il progetto Patrimonio della PA (pdf) finalizzato alla rilevazione annuale delle componenti degli attivi di tutte le amministrazioni pubbliche, sia centrali che locali. Attualmente la rilevazione riguarda:

a) i beni immobili (fabbricati e terreni)

b) le concessioni

c) le partecipazioni

Il comma 3 dell'art. 17 in commento dispone che nella medesima banca dati del Dipartimento del Tesoro dovranno confluire anche altre informazioni delle società partecipate dalle università:

d) il costo annuo del personale comunque utilizzato (art.60, comma 3, d.lgs. 165/2001)

e) l'elenco dei consorzi di cui fanno parte e delle societa' a totale o parziale partecipazione, con le specifiche già previste dal comma 587, art.1, legge 296/2006 (il comma 587 è stato formalmente abrogato dal comma 5 dell'art.17 in commento, ma ne viene richiamato il contenuto normativo, con riferimento appunto alla tipologia di informazioni da acquisire nella banca dati). Le informazioni richieste sono: 1) ragione sociale; 2) misura della partecipazione: 3) durata dell'impegno; 4) onere complessivo a qualsiasi titolo gravante per l'anno sul bilancio dell'amministrazione; 5) numero dei rappresentanti dell'amministrazione negli organi di governo nonché del trattamento economico complessivo a ciascuno di essi spettante.

3.2.2. Informazioni relative alle partecipazioni (art.17, comma 4)

L'art. 17 in commento prevede anche l'acquisizione da parte del MEF delle informazioni relative alle partecipazioni in qualunque società ed enti di diritto pubblico e privato, detenute direttamente o indirettamente dalle università (art.17, comma 4).

L’acquisizione delle predette informazioni può avvenire attraverso le banche dati già esistenti ovvero su apposita richiesta di invio, secondo modalità e contenuti individuati con decreto del MEF (entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione).

L’elenco delle PP.AA. adempienti e di quelle non adempienti all'obbligo di comunicazione viene pubblicato sul sito istituzionale del Dipartimento del Tesoro (MEF) e su quello del Dipartimento della funzione pubblica (ult. periodo, comma 4, art. 17, d.l. 90/2014)

Tutte le informazioni sopra menzionate sono rese disponibili alla banca dati delle Amministrazioni pubbliche di cui all'art. 13 della legge 296/2009 (contabilità nazionale).

3.2.3. Obblighi di trasparenza per enti controllati e società partecipate (art.24-bis)

La legge di conversione ha aggiunto un art.24-bis che ha ampliato l'ambito di applicazione del d.lgs. 33/2013 (nuovo art.11), stabilendo che il cd. codice della trasparenza si applica:

a) integralmente, a tutti gli enti di diritto pubblico non territoriali (economici o non) comunque denominati, istituiti, vigilati, finanziati dalla PA (ovvero i cui amministratori siano da questa nominati);

b) limitatamente all'attività di pubblico interesse, agli enti di diritto privato in controllo pubblico, ossia: 1) alle società e agli altri enti di diritto privato che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore della PA; 2) alle società e agli altri enti di diritto privato che esercitano funzioni di gestione di servizi pubblici, sottoposti a controllo (ex 2359 cod. civ.) da parte di pubbliche amministrazioni; 3) agli enti nei quali siano riconosciuti alle PP.AA. poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi (anche in assenza di una partecipazione azionaria)

c) limitatamente all'attività di pubblico interesse, alle società partecipate in caso di partecipazione non maggioritaria si applicano soltanto le disposizioni che definiscono i livelli essenziali delle prestazioni (ai sensi dell'art.117, secondo comma, lettera m) della Costituzione) in ordine alla trasparenza dell'attività amministrativa  

3.2.4. Composizione, eventuale nomina di dipendenti e compensi nei CdA delle società partecipate (art.16)

L’art. 16 del d.l. 90/2014 interviene sulla disciplina concernente la composizione dei CdA delle società controllate e di quelle totalmente partecipate da parte delle PP.AA., modificando i commi 4 e 5 dell’art. 4 del d.l. 95/2012, i quali regolamentano la composizione e i criteri di scelta dei componenti dei CdA delle società controllate direttamente dalle PP.AA., ovvero totalmente partecipate dalle stesse.

La nuova disciplina introdotta dal d.l. 90/2014:

  • riduce il numero dei componenti dei CdA;
  • elimina l’obbligatorietà della presenza dei dipendenti pubblici e dei dipendenti delle società controllate nei CdA (ferma restando la necessità dell’intesa tra PA e società interessata per la nomina della maggioranza dei componenti);
  • amplia l’ambito di applicabilità del vigente criterio di onnicomprensività del trattamento economico per i membri medesimi, se dipendenti dalla PA (o dalla società) e per le cariche di Presidente e Amministratore delegato;
  • impone una soglia al costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori delle società (inclusi Presidente e Amministratore delegato) che è fissata nell'80% del costo complessivamente sostenuto nell'anno 2013 (la decorrenza di questa specifica previsione è dal 1° gennaio 2015).

Le nuove norme si applicano a decorrere dal primo rinnovo dei CdA successivo all'entrata in vigore del d.l. 90/2014.

3.3. Semplificazione amministrativa

3.3.1. Divieto di richiedere dati già presenti nell'Anagrafe nazionale della popolazione residente (art. 17-bis)

L'art.17-bis, introdotto in sede di conversione, vieta alle pubbliche amministrazioni (comprese le università) di richiedere al cittadino informazioni e dati già presenti entro l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), una banca dati di interesse nazionale, subentrata nel 2012 all'Indice nazionale delle anagrafi.

L'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) è stata istituita dal d.l. 179/2012, il quale ha modificato l'art. 62 del Codice dell'amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005). Il primo regolamento di attuazione dell’ANPR è stato adottato con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 109/2013 (in vigore dal 16 ottobre 2013). La norma istitutiva prevede che l'ANPR subentri entro il 31 dicembre 2014 anche alle anagrafi comunali per la popolazione residente, in Italia e all'estero, restando ferme le attribuzioni dei sindaci quali ufficiali del Governo per la tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e per gli adempimenti in materia elettorale, di leva militare e di statistica.

Sulla base delle nuove disposizioni l’ANPR, nella prima fase di attuazione, è costituita dall’Indice Nazionale delle Anagrafi (INA) e dall’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), ed è previsto che subentri alle anagrafi comunali entro il 31 dicembre 2014.

I Comuni possono utilizzare i dati anagrafici eventualmente conservati nelle proprie basi di dati locali (costantemente allineati all'ANPR) per lo svolgimento delle funzioni connesse agli adempimenti in materia elettorale e di statistica, ad eccezione di quelle anagrafiche. Resta fermo che i Comuni possano utilizzare i dati che l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) è tenuta a rendere disponibili (art. 62, comma 3, del d.lgs. 82/2005, come modificato dall'art. 24, comma 4-ter, introdotto in sede di conversione)

Le modalità di accesso da parte delle pubbliche amministrazioni e degli organismi che erogano pubblici servizi ai dati e ai servizi resi disponibili dall'ANPR sono disciplinate  da apposite convenzioni aperte all'adesione di tutte le amministrazioni interessate. Ai sensi dell'art. 2 del regolamento di attuazione, l'ANPR rende disponibile a tutte le pubbliche amministrazioni e ai gestori o esercenti di pubblici servizi l'indirizzo di posta elettronica certificata indicato dal cittadino quale proprio domicilio digitale.

[I tempi e le modalità di attuazione dell’ANPR devono essere stabiliti anche con riferimento: a) alle garanzie e alle misure di sicurezza da adottare nel trattamento dei dati personali, alle modalità e ai tempi di conservazione dei dati e all'accesso ai dati da parte delle P.A. per le proprie finalità istituzionali; b) ai criteri per l'interoperabilità dell'ANPR con le altre banche dati di rilevanza nazionale e regionale, secondo le regole tecniche del sistema pubblico di connettività, in modo che le informazioni di anagrafe, una volta rese dai cittadini, si intendano acquisite dalle P.A. senza necessità di ulteriori adempimenti o duplicazioni da parte degli stessi; c) all'erogazione di altri servizi resi disponibili dall'ANPR, tra i quali il servizio di invio telematico delle attestazioni e delle dichiarazioni di nascita e dei certificati]

3.3.2. Agenda per la semplificazione amministrativa (art. 24)

L’art. 24, comma 1, del d.l. 90/2014 prevede l’adozione di un atto di programmazione concertata tra i diversi livelli di governo delle misure di semplificazione amministrativa da attuare nel prossimo triennio  (Agenda per la semplificazione per il triennio 2015-2017, che il Consiglio dei Ministri deve approvare entro il 31 ottobre 2014). L’agenda deve contenere le linee di indirizzo in materia di semplificazione amministrativa, comuni a Stato, regioni e autonomie locali, nonché il cronoprogramma per l’attuazione delle relative misure, anche con riferimento alla prosecuzione dell’attuazione delle misure previste dal d.l. 5/2012 (c.d. decreto Semplifica Italia).

L’art. 24 dispone inoltre che le singole amministrazioni statali, ove non abbiano ancora provveduto, adottano moduli unificati e standardizzati su tutto il territorio nazionale per la presentazione di istanze, dichiarazioni e segnalazioni da parte di cittadini e imprese (comma 2). L’adozione della modulistica comune per la presentazione alle amministrazioni regionali e locali di istanze, dichiarazioni e segnalazioni per il settore dell’edilizia e in riferimento all’avvio delle attività produttive è oggetto di accordo o intesa conclusa in sede di Conferenza unificata (comma 3).

In questo modo viene ampliato l’utilizzo del modulo unificato e standardizzato che è già previsto da singole normative di settore e, in altri casi, è in fase di sperimentazione:

  • con l'accordo “Italia Semplice” siglato il 12 giugno 2014 tra Governo, Regioni ed enti locali, sono stati adottati i moduli unificati e semplificati per la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) in edilizia e il permesso di costruire;
  • per quanto concerne la modulistica standardizzata per l’avvio di attività produttive i soggetti interessati utilizzano gli strumenti messi a disposizione dal portale www.impresainungiorno.gov.it, che si potrà avvalere di quanto predisposto dagli sportelli unici delle attività produttive (SUAP) già operativi. Attualmente, dunque, in mancanza della modulistica predisposta dal SUAP e dalle amministrazioni comunque coinvolte nel procedimento, il soggetto interessato utilizza gli strumenti messi a disposizione dal portale per il territorio di competenza regionale.

La modulistica unificata e standardizzata dovrà essere pubblicata nel portale www.impresainungiorno.gov.it e dovrà essere resa disponibile per la compilazione delle pratiche telematiche da parte delle imprese entro sessanta giorni dalla sua approvazione (art. 24, comma 4-bis, introdotto in sede di conversione)

In sede di conversione, è stato aggiunto all'art. 24 del d.l. 90/2014 in esame un comma  3-bis, il  quale prevede che le amministrazioni statali, regionali e locali approvino (entro il 15 febbraio 2015) un piano di completa informatizzazione delle procedure per la presentazione di istanze, dichiarazioni e segnalazioni.

Le procedure dovranno permettere:

  • la compilazione on line con procedure guidate accessibili tramite autenticazione con il Sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale di cittadini e imprese
  • il completamento della procedura
  • il tracciamento dell'istanza con individuazione del responsabile del procedimento e, ove applicabile, l'indicazione dei termini entro i quali il richiedente ha diritto ad ottenere una risposta                                                                                                       

3.3.3. Semplificazioni per i soggetti con invalidità (art. 25)

L’art. 25 del d.l. 90/2014 contiene misure di semplificazione delle procedure in materia di invalidità civile e disabilità:

  • per la revisione, il rinnovo o l’estensione della patente di guida (commi 1 e 2);
  • per la sosta/parcheggio degli invalidi muniti di specifico contrassegno (comma 3);
  • per l’accertamento della permanenza della minorazione civile o della disabilità con riduzione dei termini obbligatori entro i quali effettuare le visite di accertamento ordinarie e provvisorie e ampliamento delle fattispecie per cui possono essere effettuati gli accertamenti provvisori (comma 4);
  • per la continuità dell’erogazione delle provvidenze economiche nel passaggio dalla minore alla maggiore età (commi 5 e 6);
  • l’esclusione, per i soggetti affetti dalle menomazioni o dalle patologie stabilizzate o ingravescenti elencate nel D.M. 2 agosto 2007, dalle visite INPS di verifica della permanenza dello stato invalidante (commi 7 e 8);
  • la facoltà per la persona disabile affetta da invalidità uguale o superiore all'80% di non sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista per le prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni (comma 9).

Il comma 9 dell'art. 25 - inserendo il comma 2-bis nell’art. 20 della legge 104/1992), prevede che la persona con invalidità uguale o superiore all'80% non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista per le prove d'esame nei concorsi pubblici e per  l'abilitazione alle professioni.

3.3.4. Semplificazione e razionalizzazione in materia sanitaria (art. 27)

L’art. 27 modifica l’art. 3 del d.l. 158/2012 che ha posto l’assicurazione obbligatoria in capo all'esercente le professioni sanitarie.

In particolare viene ribadito che l’obbligo di stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, non trova applicazione nei confronti del professionista sanitario nell'ambito di un rapporto di lavoro alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale. Conseguentemente, decade l’obbligo per gli esercenti sanitari dipendenti del SSN di sottoscrivere una polizza di Responsabilità Civile Professionale, anche nell'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria.

La copertura assicurativa è garantita da un apposito Fondo, nei limiti delle risorse dello stesso Fondo. Le risorse del Fondo sono costituite in base alle misure contributive stabilite dal soggetto gestore del Fondo (e non più in sede di contrattazione collettiva). In sede di conversione è stato aggiunto il comma 1-bis, il quale impone espressamente a ciascuna azienda del SSN (e a ciascuna struttura o ente privato operante in regime autonomo o accreditato con il SSN e a ciascuna struttura o ente che, a qualunque titolo, renda prestazioni sanitarie a favore di terzi) l'obbligo di dotarsi di copertura assicurativa o di altre analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi (RCT) e per la responsabilità civile verso prestatori d'opera (RCO), a tutela dei pazienti e del personale.

In sede di conversione, è stato abrogato il comma 2 dell'art. 27 in commento, il quale semplificava le procedure necessarie per la realizzazione di strutture sanitarie e socio sanitarie. Il Comune, dunque, ai sensi del comma 3 dell’art. 8-ter del d.lgs. 502/1992, dovrà ancora acquisire la verifica di compatibilità del progetto da parte della Regione (in rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale delle strutture presenti in ambito regionale, anche al fine di meglio garantire l’accessibilità ai servizi e valorizzare le aree di insediamento prioritario di nuove strutture).

3.3.5. Riduzione del diritto annuale delle camere di commercio a carico delle imprese (art.28)

L'art. 28, modificato in sede di conversione, riduce il diritto annuale dovuto dalle imprese alle Camera di Commercio secondo un criterio di gradualità (il 35% nel 2015, il 40% nel 2016 e del 50% a decorrere dal 2017).

La base di calcolo è il diritto annuale come determinato per l'anno 2014 nel Decreto 21 aprile 2011 del MiSE, a cui rinvia la nota n. 0201237 del 05/12/2013 del Ministero).

Il nuovo art. 28 prevede inoltre (al comma 2) che i diritti di segreteria e i proventi derivanti dalla gestione di attività e dalla prestazione di servizi e quelli di natura patrimoniale siano fissati sulla base di costi standard definiti dal MiSE, sentiti la Società per gli studi di settore (SOSE) e Unioncamere, secondo criteri di efficienza da conseguire anche attraverso l'accorpamento degli enti e  degli organismi del sistema camerale e lo svolgimento in forma associata delle funzioni.

3.4. Agenda digitale e trasparenza

3.4.1. Obblighi di trasparenza per le pubbliche amministrazioni (art.24-bis)

L'art.24-bis amplia l'ambito soggettivo di applicazione del cd. codice della trasparenza, riformulando l'art. 11 del d.lgs. 33/2013 [vai al testo]

Breve commento al nuovo art.11, d.lgs. 33/2013 in: 3.2.3  Obblighi di trasparenza per enti controllati e società partecipate

3.4.2. Adozione delle regole tecniche per l'attuazione Agenda digitale (art. 24-ter)

L'art. 24-ter, introdotto in sede di conversione, detta alcune norme procedurali per l'adozione delle regole tecniche per l'attuazione dell'Agenda digitale (art. 47 del d.l. 5/2012, n. 5), stabilendo che:

  • in mancanza di risposta entro 30 giorni da parte delle amministrazioni competenti, il parere si intende interamente favorevole (riformulazione dell'art.71, d.lgs. 82/2005);
  • decorsi ulteriori novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (e quindi dopo il 17 novembre 2014), le regole tecniche per l'attuazione del codice dell'amministrazione digitale possono essere dettate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, anche senza il concerto dei Ministri interessati.

3.4.3. Servizi in rete e basi di dati (art. 24-quater)

L'art. 24-quater  del d.l. 90/2014 in commento interviene in materia di servizi in rete e basi di dati delle pubbliche amministrazioni, stabilendo l'applicazione della sanzione amministrativa da 1.000 a 10.000 euro, a decorrere dal 180° giorno successivo all'entrata in vigore della legge di conversione (quindi dal 15 febbraio 2015), nel caso di mancato rispetto da parte della PA dell'obbligo di:

  • usare esclusivamente i canali e i servizi telematici, ivi inclusa la posta elettronica certificata, per l'utilizzo dei propri servizi, anche a mezzo di intermediari abilitati, per la presentazione da parte degli interessati di denunce, istanze e atti e garanzie fideiussorie, per l'esecuzione di versamenti fiscali, contributivi, previdenziali, assistenziali e assicurativi, nonché per la richiesta di attestazioni e certificazioni e per gli atti, le comunicazioni o i servizi resi (art. 63 del d.lgs. 82/2005)
  • pubblicare nel proprio sito web, all'interno della sezione «Trasparenza, valutazione e merito», il catalogo dei dati, dei metadati e delle relative banche dati in loro possesso ed i regolamenti che ne disciplinano l'esercizio della facoltà di accesso telematico e il riutilizzo, fatti salvi i dati presenti in Anagrafe tributaria (art. 52, comma 1, del d.lgs. 82/2005)

Non sono invece previste sanzioni per l'obbligo per le pubbliche amministrazioni (tra cui le università) di comunicare all'Agenzia per l'Italia digitale, esclusivamente per via telematica, entro 30 giorni (e quindi entro il 18 settembre 2014), l'elenco delle "basi dati" in loro gestione e degli applicativi che le utilizzano.

3.4.4. Comunicazioni tra le pubbliche amministrazioni (art. 24-quinquies)

L'articolo 24-quinquies sostituisce i commi 2 e 3 dell'art.58 del d.lgs. 82/2005 e sopprime il comma 3-bis del medesimo art. 58.

In base al nuovo comma 2 dell'art. 58 del CAD, le PP.AA. comunicano tra loro attraverso la messa a disposizione, a titolo gratuito, degli accessi alle proprie basi di dati alle altre amministrazioni. La definizione degli standard di comunicazione e delle regole tecniche a cui le amministrazioni devono conformarsi è effettuata, entro 90 giorni, dall'Agenzia per l'Italia digitale, sentito il Garante per la protezione dei dati personali e le amministrazioni interessate alla comunicazione telematica. La funzione di monitoraggio è attribuita all'Agenzia per l'Italia digitale, la quale riferisce annualmente al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro delegato (nuovo comma 3, art. 58, d.lgs. 82/2005). E' stato conseguentemente soppresso il comma 3-bis del medesimo art. 58 (commissario ad acta incaricato di predisporre le convenzioni aperte all'adesione delle amministrazioni interessate per disciplinare le modalità di accesso ai dati: tali convenzioni non sono più previste dal citato comma 2, art. 58, come riformulato dal decreto in commento).

4. Gare e opere pubbliche (artt.29-39)

In materia di lavori pubblici il d.l. 90/2014 detta diverse norme che disciplinano alcuni aspetti economici, finanziari o procedurali, da un lato, e che integrano le misure di prevenzione e repressione dei fenomeni corruttivi, dall'altro.

Una menzione a parte meritano gli artt. 13 (Incentivi per la progettazione) e 13-bis, in quanto inserite tra le Misure urgenti in materia di lavoro pubblico (Capo I, Titolo I). Per il commento a questa nuova disciplina si rinvia al relativo paragrafo: 1.4. Incentivi per la progettazione (art. 13-bis)

Nei prossimi paragrafi le disposizioni normative introdotte dal d.l. 90/2014 in materia di lavori pubblici sono raccolte, a fini meramente espositivi, in 3 gruppi tendenzialmente omogenei:

4.1. Varianti in corso d'opera (art.37)

L’art. 37 del d.l. 90/2014 dispone l’obbligo di trasmissione all’ANAC, entro 30 giorni dall'approvazione da parte della stazione appaltante, di alcune tipologie di varianti in corso d’opera consentite dal Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006).

In sede di conversione, il legislatore ha posto due limiti generali all'ambito di applicazione di questo nuovo obbligo di comunicazione che è limitato alle varianti: a) relative ad appalti di lavori "sopra soglia" comunitaria (cioè di importo pari o superiore alla soglia comunitaria di 5.186.000 euro); b) di importo eccedente il 10% dell'importo originario del contratto.

L'obbligo di trasmissione all'ANAC per le varianti "sopra soglia" è limitato ad alcune varianti in corso d’opera che si rendono necessarie:

  • per cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal regolamento di esecuzione ed attuazione del Codice dei contratti pubblici (d.p.r. 207/2010), o per l'intervenuta possibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che possono determinare, senza aumento di costo e alterazione dell’impostazione progettuale, significativi miglioramenti nella qualità dell'opera (lett. b) del comma 1 dell’art. 132 del Codice);
  • per la presenza di eventi inerenti alla natura e alla specificità dei beni sui quali si interviene, o di rinvenimenti imprevisti o non prevedibili in fase progettuale (lett. c) del comma 1 dell’art. 132 del Codice);
  • per impreviste difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell'appaltatore (lett. d) del comma 1 dell’art. 132 del Codice).

La variante deve essere trasmessa all’ANAC unitamente al progetto esecutivo, all'atto di validazione e ad apposita relazione del responsabile del procedimento.

Oltre ai casi menzionati, l’art. 132 del Codice dei contratti ammette anche altre varianti in corso d’opera, sentito il progettista e il direttore dei lavori, anche:

- per esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari;

- per il manifestarsi di errori/omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell'opera o la sua utilizzazione (lettere a) ed e) del comma 1).

Non sono considerati varianti gli interventi disposti dal direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio (art. 132, comma 3, Codice contratti).

Il nuovo art. 37 del decreto in commento prevede inoltre che restino fermi anche gli obblighi di comunicazione all'Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture previsti dall'art. 7 del Codice dei contratti pubblici (l'Osservatorio ha una sezione centrale operante nell'ambito della soppressa Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici e sezioni regionali aventi sede presso le regioni e le province autonome).

il nuovo art. 37 ha introdotto, anche per gli appalti "sotto soglia" comunitaria, l'obbligo di comunicazione all'Osservatorio (tramite le sezioni regionali), entro 30 giorni dall'approvazione da parte della stazione appaltante, di tutte le varianti in corso d'opera contemplate dall'art. 132. Rispetto alle varianti "sopra soglia", l'obbligo riguarda anche:

  • le varianti derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari
  • le varianti necessarie in seguito ad errori o omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell'opera o la sua utilizzazione.

In caso di inadempimento, si applicano le sanzioni amministrative pecuniarie previste dall'art. 6, comma 11 del Codice dei contratti (fino a 25.822 euro, qualora gli obbligati rifiutino od omettano, senza giustificato motivo, di fornire le informazioni richieste, oppure fino 51.545 euro qualora vengano
fornite informazioni non veritiere)

Per l'applicazione dell'art. 37, d.l. 90/2014 in esame di veda anche il comunicato del Presidente dell'ANAC del 16 luglio - Applicazione dell’art.37 del d.l. 90/2014

4.2. Semplificazione procedimenti

 4.2.1. Semplificazione oneri formali nelle procedure di affidamento di contratti pubblici (art. 39)

L’art. 39 modifica la disciplina dell’attestazione dei requisiti di ordine generale necessari per la partecipazione alle procedure di affidamento dei contratti pubblici (art.38 e art.46 del Codice dei contratti pubblici).
In particolare, il comma 1 introduce il comma 2-bis nell’art. 38 del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006) prevedendo a carico del concorrente una sanzione pecuniaria in caso di mancanza, incompletezza e ogni altra irregolarità essenziale delle dichiarazioni sostitutive presentate, e la successiva possibilità di regolarizzare la propria dichiarazione entro un termine stabilito, decorso il quale il concorrente viene escluso dalla gara. 

La sanzione pecuniaria, che il concorrente verserà alla stazione appaltante, sarà determinata dal bando di gara in misura non inferiore all'uno per mille e non superiore all'uno per cento del valore della gara e comunque non sarà superiore a 50.000 euro. Il versamento di questa sanzione è garantito dalla cauzione provvisoria prevista per la partecipazione alla gara di appalto. 

Non è però chiarito se il pagamento sia comunque dovuto anche laddove il concorrente non intenda sanare la propria posizione. 

Al fine di evitare l’esclusione dalla gara, è prevista la possibilità per il concorrente, entro un termine massimo di 10 giorni assegnato dalla stazione appaltante, di rendere, integrare o regolarizzare le dichiarazioni necessarie, indicandone il contenuto e i soggetti. Decorsi inutilmente i 10 giorni, il concorrente viene escluso dalla gara.

Nei casi di irregolarità non essenziali, ovvero di mancanza o incompletezza di dichiarazioni non indispensabili, la stazione appaltante non ne richiede la regolarizzazione e non applica alcuna sanzione. Il decreto non precisa quali irregolarità debbano definirsi “essenziali” e quali dichiarazioni debbano considerarsi “non indispensabili”. La valutazione è quindi rimessa alla discrezionalità della stazione appaltante, la quale ha la facoltà di consentire la regolarizzazione in luogo dell’esclusione dalla gara.

Il nuovo comma 2-bis dell’art. 38 del Codice dispone, infine, che ogni  variazione successiva alla fase di ammissione, regolarizzazione o esclusione delle offerte (anche in conseguenza di una pronuncia giurisdizionale), non rileva ai fini del calcolo di medie nella procedura, né per l’individuazione della soglia di anomalia delle offerte.

Il comma 2 dell'art.39 in esame estende l’applicazione delle nuove disposizioni (comma 2-bis art. 38 del Codice) ad ogni ipotesi di mancanza, incompletezza o irregolarità delle dichiarazioni, anche di soggetti terzi, che devono essere prodotte dai concorrenti in base alla legge, al bando o al disciplinare di gara (nuovo comma 1-ter dell’art. 46 del Codice dei contratti).

L'art. 39 in esame si applica alle procedure di affidamento indette successivamente all'entrata in vigore del presente articolo, in quanto la sanzione pecuniaria da applicare deve essere determinata dal bando di gara.

4.2.2. Monitoraggio finanziario dei lavori per  infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi (art.36)

L’art. 36 prevede che la disciplina del monitoraggio finanziario dei lavori relativi a infrastrutture strategiche e a insediamenti produttivi venga attuata secondo le modalità e le procedure, anche informatiche, individuate dalla delibera CIPE 145/2011 (da aggiornare con una nuova deliberazione del CIPE).

4.3. Misure anticorruzione

 Sulla ridefinizione delle funzioni dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) vedi il commento all'art. 19 del d.l. 90/2014 in esame, al paragrafo: 3.1. ANAC e riorganizzazione PP.AA.

4.3.1. Iscrizione obbligatoria nell'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa (c.d. white list)

L'art. 29 (comma 1) del d.l. 90/2014 rende obbligatoria l'iscrizione delle imprese  che operano nei settori a rischio di infiltrazioni mafiose (individuati dal comma 53 della legge 190/2012) negli elenchi delle imprese non soggette a rischio di infiltrazione mafiosa tenuti dalle prefettura competente (quella della provincia ove l'impresa ha posto la propria residenza o sede legale) e periodicamente verificati per confermare il mantenimento del possesso dei requisiti originari.

Per quelle imprese l’iscrizione alla white list, che adesso è diventata obbligatoria, assorbe i contenuti della comunicazione e dell’informazione antimafia (nuovo comma 52-bis). Tuttavia, la comunicazione e l'informazione antimafia liberatoria è da acquisire indipendentemente dalle soglie previste dal codice antimafia.

Il comma 2 dell'art. 29 in esame prevede, in via transitoria, e per massimo 12 mesi dall'entrata in  vigore del decreto-legge (fino al 25 giugno 2015), che le stazioni appaltanti nei settori a rischio possano procedere all’affidamento di contratti o all’autorizzazione di subcontratti ritenendo sufficiente la richiesta di iscrizione alla white list. Laddove la prefettura dovesse poi negare l’iscrizione, gli affidamenti saranno revocati, a meno che l'opera non sia già in corso di ultimazione oppure, in caso di fornitura di beni e servizi, non sia ritenuta essenziale per il perseguimento dell'interesse pubblico e il soggetto che la fornisce non sia sostituibile in tempi rapidi. La stazione appaltante che abbia aggiudicato e stipulato il contratto o autorizzato il subappalto esclusivamente sulla base della domanda di iscrizione, è obbligata a informare la Prefettura competente di essere in attesa del provvedimento definitivo.

4.3.2. Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (art. 31)

L’art. 31 del d.l. 90/2014 - modificando l’art. 54-bis del d.lgs. 165/2001 - dispone che, in presenza di condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, il dipendente pubblico possa inoltrare denuncia, oltre che all'autorità giudiziaria e alla Corte dei conti, anche all’Autorità nazionale anticorruzione (A.N.A.C.), a cui il decreto-legge 90/2014 in esame ha assegnato anche questa nuova funzione (v. art. 19, comma 5).

4.3.3. Gestione delle imprese per la prevenzione della corruzione (art. 32)

 L’art. 32 del d.l. 90/2014 detta una serie norme per la gestione di imprese aggiudicatarie di appalti pubblici indagate per specifici delitti contro la PA, in relazione all'attività delle quali si registrino rilevanti anomalie o comunque situazioni sintomatiche di condotte illecite.

Si tratta dei seguenti delitti contro la PA: concussione (art. 317), corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318), corruzione semplice e aggravata per atto contrario ai doveri d’ufficio (artt. 319 e 319-bis), corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter), induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater), corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio (art. 320), istigazione alla corruzione (art. 322), peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri della Corte penale internazionale o degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri (art. 322-bis), traffico di influenze illecite (art. 346-bis), turbata libertà degli incanti (art. 353) e del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis).
In tali ipotesi, il Presidente dell’ANAC informa il Procuratore della repubblica e, in presenza di fatti gravi e accertati - anche a seguito di denunce di illeciti da parte di dipendenti della pubblica amministrazione (ex art. 1, comma 51, L. 190/2012, cfr. art. 31) - può proporre, in via alternativa, al Prefetto competente:

  • di intimare all’impresa il rinnovamento degli organi sociali;
  • di assumere direttamente il controllo dell’impresa attraverso un’amministrazione straordinaria temporanea fino all’esecuzione del contratto pubblico (comma 1).

4.3.4. Divieto di transazioni della PA con società o enti esteri aventi sede in Stati che non permettono l'identificazione dei proprietari (art.35)

Per assicurare la trasparenza e la legalità nell'attività amministrativa e contrattuale delle PP.AA., l'art. 35 del d.l. 90/2014 vieta ogni operazione economica e finanziaria tra PA e società o enti esteri per i quali, secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la sede, non è possibile identificare i soggetti che ne detengono quote di proprietà di capitale o il controllo.

Il divieto non opera qualora siano osservati gli obblighi di adeguata verifica del titolare effettivo della società o dell’ente coinvolto nelle predette operazioni, previsti dalla vigente disciplina antiriciclaggio.

Il divieto vale fino al recepimento delle tre direttive che riformano il settore degli appalti e delle concessioni: la direttiva 2014/25/UE sugli appalti nei cosiddetti "settori speciali" (acqua, energia, trasporti e servizi postali), la direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici nei settori ordinari e la direttiva 2014/23/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione. Le direttive sono entrate in vigore il 18 aprile 2014. Gli Stati membri dovranno recepire le disposizioni delle nuove norme nell'ordinamento nazionale entro il 18 aprile 2016.

5. Processo amministrativo e telematico

Per il commento all'art. 39 (Semplificazione degli oneri formali nella partecipazione a procedure di affidamento di contratti pubblici) vai al paragrafo: 4.2. Semplificazione procedimenti

Per eventuali approfondimenti delle disposizioni in materia processuale è necessario avanzare esplicita richiesta a infodiritto@unipd.it

5.1. Onorari degli avvocati dello Stato e degli enti pubblici (art.9)

L’art. 9 del d.l. 90/2014 modifica la disciplina dei compensi professionali liquidati ad “avvocati pubblici” (avvocati dello Stato e degli enti pubblici) in conseguenza di sentenze favorevoli alle pubbliche amministrazioni (art. 21 del R.D. n. 1611 del 1933).

5.2. Aumento del contributo unificato per copertura finanziaria (art. 53)

Per coprire le minori entrate per lo Stato derivanti dall’attuazione degli articoli da 38 a 52, l'art. 53 dispone un aumento generalizzato di circa il 15% del contributo unificato nei procedimenti civili.

5.3. Processo amministrativo digitale (art. 38)

L’art. 38 del d.l. 90/2014 stabilisce un termine certo (sessanta giorni) per l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui verranno stabilite le regole tecnico-operative per la sperimentazione, la graduale applicazione, l’aggiornamento del processo amministrativo telematico. Dal 1° gennaio 2015 tutti gli atti del processo dovranno essere sottoscritti con firma digitale.

5.4. Altre norme processuali (rinvio)

Gli articoli da 40 a 52 prevedono una serie di misure volte alla semplificazione del processo amministrativo, contabile e tributario, con rinvio a successivi provvedimenti di attuazione.

In estrema sintesi (FONTE: Temi dell'attività Parlamentare)

  • quanto al processo amministrativo, oltre al processo amministrativo telematico (art. 38), il d.l. 90/2014 prevede che si applichino anche nel processo amministrativo le disposizioni relative alle comunicazioni e notificazioni per via telematica, a cura della cancelleria, quando relative ai soggetti per i quali la legge prevede l'obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata o alle pubbliche amministrazioni (art. 42); queste ultime hanno tempo fino al 30 novembre comunicare al Ministero della giustizia il proprio indirizzo di posta elettronica certificata al fine di poter ricevere le comunicazioni e notificazioni per via telematica (art. 47);
  • quanto al processo contabile, consente l’utilizzo di modalità telematiche anche nei giudizi contabili dinanzi alla Corte dei Conti (art. 43);
  • quanto al processo tributario, consente l’utilizzo della posta elettronica certificata (PEC) anche alla parte processuale che non si avvale di un avvocato (art. 49);
  • quanto al processo civile, precisa che l’obbligo del deposito telematico previsto a decorrere dal 30 giugno 2014 interessa esclusivamente i procedimenti iniziati davanti al tribunale ordinario dal 30 giugno 2014; per i procedimenti iniziati prima del 30 giugno 2014, l’obbligo del deposito telematico decorre dal 31 dicembre 2014. Il decreto-legge fissa al 30 giugno 2015 la data alla quale scatterà l'obbligo del deposito telematico degli atti processuali per i procedimenti civili davanti alla corte d’appello (art. 44);
  • Ulteriori disposizioni relative alla comunicazione della sentenza e alle comunicazioni telematiche (art. 45-bis): nel processo esecutivo, in tema di espropriazione mobiliare presso il debitore (art. 48) prevedendo che le vendite di cose mobili pignorate, disposte a decorrere da un mese dall’entrata in vigore della legge di conversione, debbano essere interamente effettuate con modalità telematiche con alcune eccezioni.

Anche la disciplina delle notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali da parte degli avvocati contenuta nella legge n. 53 del 1994 viene modificata, per incentivare il ricorso alle procedure telematiche (art. 46) anche da parte dei professionisti. Parallelamente, vengono rivisti gli orari di apertura al pubblico delle cancellerie dei tribunali, per consentire una verifica sugli atti che giungono agli uffici per via telematica (art. 51).

Si segnala infine la soppressione delle Sezioni staccate dei TAR che non si trovano in sedi di Corti d'Appello (art. 18, comma 1: Pescara; Parma; Latina) e del Magistrato delle acque delle province venete e di Mantova, con trasferimento delle funzioni al provveditorato alle opere pubbliche competente per territorio (art. 18, comma 2).


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