Stabilità 2017 [legge 232-2016]

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Book: Stabilità 2017 [legge 232-2016]
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Date: Thursday, 6 October 2022, 12:45 PM

Description

Autore: Giorgio Valandro

Data di pubblicazione: 12 dicembre 2016

Ultima modifica: 9 gennaio 2017

I. TESTI E STRUMENTI DI LETTURA

La legge di stabilità per il 2017 (legge n. 232 dell'11 dicembre 2016) è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21-12-2016 (supplemento ordinario n. 57):

ENTRATA IN VIGORE - Le disposizioni normative entreranno in vigore il 1° gennaio 2017, salvo quanto diversamente previsto. Si mette a disposizione un estratto in formato PDF dalla Gazzetta ufficiale:

Con la riforma della legge di contabilità e finanza pubblica (l. 196/2009 modificata dalla legge 163/2016), i contenuti della legge di bilancio e della legge di stabilità vengono ora ricompresi in un unico provvedimento articolato in due sezioni: la prima sezione (composta da un solo articolo con 638 commi, di cui si occupa questo dossier) svolge essenzialmente le funzioni dell'ex legge di stabilità; la seconda assolve, nella sostanza, quelle della legge di bilancio pluriennale (artt. 2-18).



LAVORI PREPARATORI - Per la redazione di questo dossier si è attinto ad ampie mani dalla documentazione disponibile sul sito istituzionale del Senato: Atto Senato n. 2611 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019

In particolare:

II. SELEZIONE PER LE UNIVERSITA'

In questa sezione vengono selezionate e illustrate, senza pretesa di completezza, le disposizioni della legge di stabilità per il 2017 che interessano, direttamente o indirettamente (in qualità di ente pubblico ovvero di soggetto di impresa) anche le università.

Al fine di agevolare l'individuazione delle disposizioni di maggior interesse, le norme introdotte dalla legge di stabilità sono raggruppate in paragrafi tendenzialmente omogenei per materia, prescindendo dal (dis-)ordine numerico dei commi fissato dal legislatore.

Per quanto riguarda l'applicabilità o meno alle università si rinvia alla GUIDA ALLA LETTURA:

IN EVIDENZA

1. DIPARTIMENTI DI ECCELLENZA E VQR: Dipartimenti di eccellenza -  Fondo di Ateneo per la premialità

2. PERSONALE: Professori e ricercatori - Incarichi esterni - Spesa per formazione e missioni - Limiti spesa per assunzioni - Assegno pensionistico (APE)

3. RICERCA E TERZA MISSIONE: Fondo per attività base di ricerca - Impignorabilità fondi di ricerca

4. STUDENTI:  Contribuzione studentesca - Borse di studio: A) Fondo integrativo stataleB) Borse nazionali per merito

1. DIPARTIMENTI DI ECCELLENZA E VQR

A) Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza (art. 1, comma 314-337)

La legge di stabilità in commento ha istituito, a decorrere dal 2018, una nuova sezione del FFO, denominata “Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza”, destinata a finanziare – con uno stanziamento pari a € 271 mln annui – 180 dipartimenti delle università statali, anche ad ordinamento speciale.

Le risorse sono assegnate sulla base dei risultati della Valutazione della qualità della ricerca (VQR) effettuata dall’ANVUR e della valutazione dei progetti dipartimentali di sviluppo, presentati dalle università.

La nuova sezione del FFO – che ha una dotazione annua di 271 milioni di euro, a decorrere dal 2018 – è volta ad incentivare, con un finanziamento quinquennale, l’attività dei dipartimenti universitari che si caratterizzano per l’eccellenza nella qualità della ricerca e nella progettualità scientifica, organizzativa e didattica, nonché con riferimento alle finalità di ricerca di Industria 4.0.

Le somme eventualmente non utilizzate confluiscono, nello stesso esercizio finanziario, nel FFO.

B) Il procedimento per l’attribuzione del finanziamento

I commi da 314 a 337 disciplinano nel dettaglio la procedura di assegnazione e utilizzazione dei finanziamenti:

1.1. Commissione e prima graduatoria

La Commissione incaricata della valutazione

Entro il 30 aprile 2017, con decreto MIUR si procede alla nomina della Commissione incaricata della valutazione delle domande presentate dalle università, che si compone di 7 membri, di cui:

  • 2 designati dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di cui, uno con funzioni di presidente;
  • 4 designati dallo stesso Ministro nell’ambito di 2 rose, ciascuna con 3 soggetti, indicate rispettivamente dall’ANVUR e dal Comitato Nazionale dei Garanti della Ricerca (designata, ai sensi dell’art. 21 della l. 240/2010, dal DM 3 novembre 2015, n. 861);
  • 1 indicato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il decreto di nomina della Commissione è emanato, per il quinquennio 2018-2022, entro il 30 aprile 2017 e, a regime, entro il 31 dicembre del quarto anno di erogazione del (precedente) finanziamento.

Per la partecipazione alle riunioni della Commissione non sono dovuti compensi, gettoni di presenza o altri emolumenti comunque denominati. Eventuali rimborsi relativi a spese di missione sono posti a carico delle risorse finanziarie del MIUR disponibili a legislazione vigente.

Anche le attività di supporto alla Commissione da parte della competente Direzione generale del MIUR si svolgono nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

La prima graduatoria sulla base dei risultati della VQR

Entro il 30 aprile 2017 (per il quinquennio 2018-2022), sulla base dei risultati ottenuti nell’ultima VQR dai docenti appartenenti a ciascun dipartimento, il MIUR richiede all’ANVUR:

  1. la definizione di un apposito Indicatore Standardizzato della Performance Dipartimentale (ISPD), che tenga conto della posizione dei dipartimenti nell’ambito della distribuzione nazionale della VQR, nei rispettivi settori scientifici disciplinari
  2. l’attribuzione ad ogni dipartimento del relativo indice.

Successivamente, il MIUR compila la graduatoria per ISPD decrescente dei singoli dipartimenti, e la rende pubblica sul proprio sito internet.

Per il primo quinquennio, tali operazioni devono concludersi entro la stessa data del 30 aprile 2017. Per quanto riguarda la disciplina a regime, invece, non è indicato il termine entro cui deve essere pubblicata la graduatoria dei dipartimenti in base ai risultati della VQR.

In assenza della compilazione e pubblicazione della graduatoria dei singoli dipartimenti sulla base dei risultati VQR 2011-2014, è presumibile che si utilizzino i dati della precedente VQR 2004-2010.

1.2. Domande e progetto dipartimentale

La domanda per ottenere il finanziamento può essere presentata, esclusivamente tramite l’apposita procedura telematica accessibile dal sito del MIUR, dalle università statali cui afferiscono i dipartimenti collocati nelle prime 350 posizioni della graduatoria nazionale.

Ogni università seleziona max 15 domande. Il numero massimo di domande ammissibili per dipartimenti appartenenti alla stessa università statale è pari a 15. Nel caso in cui i dipartimenti in posizione utile di graduatoria siano più di 15, l’università procede ad una selezione, motivando la scelta in ragione dell’ISPD attribuito e di ulteriori criteri che possono essere stabiliti dal singolo ateneo.

Per ciascun dipartimento, può essere presentata domanda per una sola delle 14 aree disciplinari. Qualora, al medesimo dipartimento afferiscono docenti appartenenti a più aree disciplinari, il progetto dipartimentale di sviluppo deve dare preminenza all’area disciplinare che ha ottenuto, all’esito dell’ultima VQR, i migliori risultati.

Entro 31 luglio 2017. Per il primo quinquennio, il termine finale per la presentazione delle domande è fissato al 31 luglio 2017. Non è, invece, indicato il termine iniziale per la presentazione delle domande.

A regime, invece, le domande possono essere presentate dal 1° maggio al 31 luglio del quinto anno di erogazione del (precedente) finanziamento.

Progetto dipartimentale di sviluppo. La domanda contiene un progetto dipartimentale di sviluppo, avente durata quinquennale, che indica:

  1. obiettivi di carattere scientifico;
  2. utilizzo del finanziamento per il reclutamento di professori e ricercatori (ex artt. 18 e 24, L. 240/2010, e art. 1, co. 9, L. 230/2005), nonché di personale tecnico ed amministrativo;
  3. premialità (ex art. 9, L. 240/2010);
  4. investimento in infrastrutture per la ricerca;
  5. svolgimento di attività didattiche di elevata qualificazione;
  6. presenza di eventuali cofinanziamenti attribuiti al progetto.

180 dipartimenti suddivisi per area disciplinare. Il numero complessivo dei dipartimenti che possono ottenere il finanziamento è pari a 180, di cui non meno di 5 e non più di 20 per ogni area disciplinare.

La suddivisione del numero dei dipartimenti finanziati per ogni area disciplinare è stabilita con il medesimo decreto ministeriale di nomina della Commissione valutatrice, tenuto conto del numero di dipartimenti riferibili alla singola area disciplinare e di criteri che hanno come obiettivo la crescita e il miglioramento di particolari aree della ricerca scientifica e tecnologica italiana.

1.3. Valutazione e assegnazione

Valutazione delle domande. La valutazione delle domande si articola in due fasi.

PRIMA FASE - La Commissione valuta solo il progetto del dipartimento collocato nella posizione migliore in graduatoria per ciascuna università. In caso di esito positivo, il dipartimento consegue il finanziamento, fermo restando il rispetto dei “limiti massimi delle risorse finanziarie assegnate a ciascuna delle 14 aree disciplinari”.

SECONDA FASE - La commissione, tenuto conto del numero dei dipartimenti già ammessi al finanziamento nella prima fase, valuta le rimanenti domande assegnando ad ognuna un punteggio da 1 a 100. In particolare, fino a 70 punti sono attribuiti in base all’ISPD, mentre fino a 30 punti sono attribuiti al progetto dipartimentale di sviluppo, in relazione a coerenza e fattibilità dello stesso progetto. I dipartimenti sono poi suddivisi in base all'area disciplinare di appartenenza. Il finanziamento è assegnato ai dipartimenti che, nei limiti del numero complessivo (rimanente) stabilito per ciascuna area, sono utilmente posizionati in graduatoria.

Conclusione: 31 dicembre 2017. Per il primo quinquennio, l’elenco dei dipartimenti assegnatari del finanziamento è pubblicato dalla Commissione sul sito dell’ANVUR (e non anche del MIUR) entro il 31 dicembre 2017; a regime, entro il 31 dicembre del quinto anno di erogazione del (precedente) finanziamento.

Trasferimento delle risorse. Entro il 31 marzo di ognuno dei cinque anni successivi alla pubblicazione dell’elenco dei dipartimenti assegnatari, il MIUR trasferisce il finanziamento alle università cui appartengono i dipartimenti, con vincolo di utilizzo a favore dei medesimi dipartimenti assegnatari.

In caso di mutamento di denominazione del dipartimento assegnatario o della sua cessazione, l’erogazione del finanziamento è interrotta.

Importo del finanziamento in rapporto all'organico. L’importo annuo del finanziamento per ciascun dipartimento assegnatario dipende innanzitutto dalla consistenza dell’organico del dipartimento, rapportata alla consistenza organica a livello nazionale.

Più nello specifico, l’importo annuale base (1.350.000 euro) è attribuito ai dipartimenti risultati assegnatari del finanziamento che si trovano nel terzo quintile. Lo stesso importo:

  • è ridotto del 20% per i dipartimenti assegnatari che si trovano nel primo quintile;
  • è ridotto del 10% per i dipartimenti assegnatari che si trovano nel secondo quintile;
  • è aumentato del 10% per i dipartimenti assegnatari che si trovano nel quarto quintile;
  • è aumentato del 20% per i dipartimenti assegnatari che si trovano nel quinto quintile.

Aumento per Infrastrutture di ricerca. Per i dipartimenti appartenenti alle aree disciplinari da 1 a 9, l’importo è aumentato di 250.000 euro, da utilizzare esclusivamente per investimenti in infrastrutture per la ricerca.

1.4. Vincoli e giudizio finale

A. Vincoli di utilizzo

L’importo complessivo del finanziamento quinquennale è assoggettato a determinati vincoli di utilizzo (sembra quindi un refuso il richiamo del comma 332, il quale determina il finanziamento "annuale")

1) Max 70% per reclutamento personale. Non più del 70% dell’importo complessivo del finanziamento può essere utilizzato per il reclutamento di professori e di ricercatori, nonché di personale tecnico e amministrativo, “tenuto conto di quanto previsto all’articolo 18, comma 3, della legge 30 dicembre 2010, n. 240”.

2) Copertura quindicennale per professori e ricercatori di tipo B. L’art. 18, comma 3, della L. 240/2010 prevede che gli oneri derivanti dalla chiamata di professori e dalla stipula di contratti per ricercatore possono essere a carico totale di altri soggetti pubblici e di soggetti privati, previa stipula di convenzioni di importo non inferiore al costo quindicennale per i posti di professore di ruolo e di ricercatore di tipo B (ovvero di importo e durata non inferiore a quella del contratto per i posti di ricercatore di tipo A).

Al riguardo, la relazione tecnica evidenzia che il principio che gli atenei devono rispettare, nel calcolare il numero di docenti da reclutare con il finanziamento, è la garanzia della copertura del costo quindicennale del posto. Dunque, il finanziamento attribuito nei 5 anni dovrà essere diviso per il costo stipendiale dei 15 anni della figura che si vuole reclutare (professore o ricercatore di tipo B).

3) Minimo 25% per chiamate di professori esterni (ex art. 18, co. 4, l. 240/2010). L'art. 18, co. 4, della L. 240/2010 prevede che ciascuna università statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell'università stessa.

Contratti di insegnamento = esterni. Al riguardo, il comma 338, art. 1, della legge di stabilità in esame ha precisato che si considerano “esterni” anche coloro che sono stati titolari di contratti di insegnamento. A tal fine, è stato novellato l’art. 23, comma 4, della legge 240/2010, che, a legislazione vigente, prevede che la stipulazione di contratti per attività di insegnamento non dà luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli universitari, inserendovi anche la nuova previsione.

4) Minimo 25%, per ricercatori di tipo B. La legge di stabilità in esame ha disposto che i contratti di ricercatore di tipo B possono essere stipulati anche con coloro che hanno conseguito l’abilitazione scientifica nazionale o sono in possesso del titolo di specializzazione medica.

A tal fine, il comma 338 ha modificato l’art. 24, co. 3, lett. b), della L. 240/2010, inserendovi anche il riferimento ai soggetti che hanno usufruito di assegni di ricerca di cui all’art. 22 della stessa l. 240/2010 che, erroneamente, non erano stati citati nell’art. 24, ma ai quali la possibilità di stipulare contratti di ricercatore di tipo B era già stata estesa – con una previsione di equipollenza, ma al di fuori di una novella – con l’art. 1, co. 10-octies, secondo periodo, del D.L. 210/2015 (L. 21/2016).

Chiamate dirette. E' possibile procedere anche con chiamate dirette di professori (ex art. 1, co. 9, L. 230/2005), anche se per tale tipologia non è definita una quota minima.

B. Relazione e giudizio finale

Rendiconto. Entro il 31 gennaio dell’ultimo anno di erogazione del finanziamento l’Università deve presentare alla Commissione incaricata della valutazione, per ogni dipartimento, una relazione contenente il rendiconto dell’utilizzazione delle risorse e i risultati ottenuti rispetto ai contenuti individuati nel progetto.

Giudizio della Commissione. Entro tre mesi dalla presentazione della relazione, la Commissione esprime il proprio motivato giudizio circa la corrispondenza tra utilizzo delle risorse e obiettivi del progetto, nonché il rispetto dei vincoli di utilizzo di cui sopra.

In caso di giudizio negativo, l’Università non può presentare, per il quinquennio successivo, la domanda di finanziamento per lo stesso dipartimento.

1.5. Fondo di Ateneo per la premialità

Il comma 329 modifica la disciplina del Fondo di ateneo per la premialità, previsto dall’art. 9 della L. 240/2010, estendendo la possibilità di concedere compensi aggiuntivi al personale docente e al personale tecnico amministrativo anche al caso in cui tale personale contribuisca all’acquisizione di finanziamenti pubblici, ed eliminando il divieto di concedere tali compensi aggiuntivi a valere sulle risorse del Fondo derivanti da finanziamenti pubblici.

In base all’art. 9 della l. 240/2010, il Fondo di ateneo per la premialità di professori e ricercatori è alimentato in diversi modi:

  1.  somme relative agli scatti stipendiali non attribuite a causa di valutazione negativa (art.6, comma 14, ultimo periodo);
  2. ulteriori somme che il MIUR può attribuire a ogni università, in proporzione alla valutazione dei risultati effettuata dall’ANVUR;
  3. integrazione di ogni ateneo con una quota dei proventi delle attività svolte in conto terzi o con finanziamenti pubblici o privati. In tal caso, l’ateneo può prevedere compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all’acquisizione di commesse conto terzi o di finanziamenti pubblici o privati.

A tal fine, il quarto periodo del comma 1, art. 9 della legge 240/2010 è sostituito dal seguente:

«In tal caso, le università possono prevedere, con appositi regolamenti, compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all'acquisizione di commesse conto terzi ovvero di finanziamenti pubblici o privati, nei limiti delle risorse del Fondo non derivanti da finanziamenti pubblici»

1.6. VQR e ANVUR

La VQR, che continua a svolgersi con cadenza quinquennale, sarà effettuata dall’ANVUR sulla base di un apposito decreto del MIUR, il quale individua le linee guida e le risorse economiche necessarie al suo svolgimento.

Le linee guida devono essere emanate entro il 31 marzo dell’anno successivo al quinquennio oggetto di valutazione. Infine, si dispone che la VQR si deve concludere entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di emanazione delle linee guida.

A tal fine, il comma 339 modifica l’art. 3, comma 1, del D.P.R. 76/2010, che elenca i compiti affidati all’Agenzia:

  • la valutazione della qualità dei processi, i risultati e i prodotti delle attività di gestione, formazione, ricerca, ivi compreso il trasferimento tecnologico delle università e degli enti di ricerca, anche con riferimento alle singole strutture dei predetti enti. Tali valutazioni si concludono entro un periodo di 5 anni;

  • la valutazione dell'efficienza e dell'efficacia dei programmi pubblici di finanziamento e di incentivazione delle attività didattiche, di ricerca e di innovazione;

  • lo svolgimento, su richiesta del Ministro e compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, di ulteriori attività di valutazione, nonché di definizione di standard, di parametri e di normativa tecnica.

In particolare, il comma 339 ha modificato l'art. 3, comma 1, del DPR 76/2010, aggiungendo, in fine, la seguente funzione dell'ANVUR:

«i-bis) svolge, con cadenza quinquennale, la valutazione della qualità della ricerca delle università e degli enti di ricerca, sulla base di un apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, emanato entro il 31 marzo dell'anno successivo al quinquennio oggetto di valutazione, e diretto a individuare le linee-guida concernenti lo svolgimento della medesima valutazione e le risorse economiche a tal fine necessarie. La valutazione della qualità della ricerca deve essere conclusa entro il 31 dicembre dell'anno successivo all'emanazione del decreto di cui al precedente periodo».

Assunzioni all'ANVUR. In questo contesto, la legge di stabilità in commento ha autorizzato l’assunzione dal 2017, da parte dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), di ulteriori 17 unità di personale (art. 1, comma 306)

2. PERSONALE

Come di consueto, anche nella legge di stabilità per il 2017 sono presenti numerosi quanto disorganici interventi in tema di risorse umane di particolare interesse per le università:

2.1. Professori e ricercatori

2.2. Personale contrattualizzato

2.3. Incarichi esterni

2.4. Spesa per formazione e missioni

2.5. Limiti spesa per assunzioni

2.6. Sostegno al reddito e congedi

2.7. Assegno pensionistico - APE

2.1. Professori e ricercatori

RECLUTAMENTO

Nel disciplinare l'incremento del Fondo di finanziamento ordinario per i dipartimenti eccellenti, la legge di stabilità ha modificato anche la disciplina generale del reclutamento dei professori e dei ricercatori di tipo B.

a) Soggetti "esterni"

Il comma 338, art.1, prevede che, ai fini della quota riservata alle chiamate a professore di ruolo di soggetti esterni all’università chiamante (art. 18, co. 4, L. 240/2010), sono considerati tali anche coloro che sono stati titolari di contratti di insegnamento (a tempo determinato)

In particolare, il comma 338 apporta le seguenti modifiche alla legge 240/2010:

  • all'articolo 23, comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ma consente di computare le eventuali chiamate di coloro che sono stati titolari dei contratti nell'ambito delle risorse vincolate di cui all'articolo 18, comma 4»

b) Requisiti per ricercatore di tipo B

Il comma 338 inserisce fra i soggetti con i quali possono essere stipulati contratti di ricercatore universitario di “tipo B”, coloro che hanno conseguito l’abilitazione scientifica nazionale o sono in possesso del titolo di specializzazione.

In particolare il comma 338 prevede che:

  • all'articolo 24, comma 3, la lettera b) è sostituita dalla seguente: «b) contratti triennali, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), ovvero che hanno conseguito l'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima o di seconda fascia di cui all'articolo 16 della presente legge, ovvero che sono in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, o di assegni di ricerca di cui all'articolo 22 della presente legge, o di borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri»

ATTRAZIONE RICERCATORI E INVESTIMENTI

Tra le misure per l'attrazione degli investimenti (art.1, commi 148-159) rientrano anche alcune iniziative che interessano le università. In particolare:

  • si modificano i vigenti incentivi per il rientro in Italia di docenti e ricercatori residenti all’estero, rendendo strutturale la misura che consente di abbattere, per un determinato periodo di tempo, la base imponibile a fini IRPEF e IRAP in favore dei predetti soggetti
  • si introduce una specifica disciplina, all’interno delle norme in materia di immigrazione, volta a facilitare l’ingresso in Italia di potenziali investitori che intendano effettuare una donazione a carattere filantropico di almeno € 1 mln a sostegno di un progetto di pubblico interesse, nel settore, fra gli altri, della ricerca scientifica.

Rientro in Italia di ricercatori residenti all'estero

Il comma 149 modifica la vigente disciplina degli incentivi per il rientro in Italia di ricercatori e docenti residenti all'estero, rendendo strutturale la misura che consente, per un determinato periodo di tempo, di abbattere la base imponibile a fini IRPEF e IRAP.
Tale norma, introdotta originariamente dall'articolo 3 del decreto-legge n. 269 del 2003 è stata da ultimo riproposta dall'articolo 44 del decreto-legge n. 78 del 2010, da ultimo modificato per effetto dell'articolo 1, comma 14 della legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 2014).
L'articolo 44 richiamato prevede un'agevolazione fiscale, operante ai fini IRPEF e IRAP, per incentivare i ricercatori e i docenti residenti all'estero ad esercitare in Italia la loro attività. Questa agevolazione consiste nell'esclusione dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo, del novanta per cento degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori a patto che: 

1) siano in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all'estero;

2) abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all'estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi;

3) a partire dal 31 maggio 2010 (data di entrata in vigore del D.L. n. 78 del 2010) ed entro i sette anni solari successivi, vengano a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Tali emolumenti non concorrono altresì alla formazione del valore della produzione netta dell'imposta regionale sulle attività produttive. Ai sensi del comma 3 del predetto articolo 44, le disposizioni agevolative trovano applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2011, nel periodo d'imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi d'imposta successivi, sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.
Il comma 149 in commento elimina dall'articolo 44, comma 1, il riferimento ai sette anni successivi al 31 maggio 2010, in relazione al trasferimento in Italia dei potenziali destinatari dell'agevolazione. Di conseguenza, per effetto delle modifiche in esame, le norme di favore trovano applicazione a tutti i docenti e ricercatori trasferitisi dopo il 31 maggio 2010, senza termine finale.
Resta fermo il carattere temporaneo dell'agevolazione: l'abbattimento di base imponibile si riferisce al periodo d'imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e ai tre periodi successivi.

2.2. Personale contrattualizzato

Per quanto riguarda il personale contrattualizzato, si segnalano le disposizioni finanziarie introdotte per tutto il comparto pubblico e applicabili anche alle università.

A. Proroga di graduatorie concorsuali nella P.A.

Il comma 368 modifica l’articolo 4, comma 4, del decreto-legge n.101/2013, prorogando fino al 31 dicembre 2017 l'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, vigenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge (31 agosto 2013).

Il d.l. 244/2016 (c.d. milleproroghe) ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 l'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, approvate anche successivamente al 31 agosto 2013 (entrata in vigore del d.l. 101/2013), ferma restando la vigenza delle stesse fino alla completa assunzione dei vincitori [cfr. DOSSIER - MILLEPROROGHE 2016]

B. Fondo per il pubblico impiego

Il Fondo per il pubblico impiego istituito dal comma 364 è destinato a diverse finalità, tra cui la copertura degli "oneri aggiuntivi" (rispetto ai 300 milioni di euro già stanziati dall'ultima legge di stabilità) per la contrattazione collettiva relativa al triennio 2016-2018 (comma 365, lett. a).

Contrattazione collettiva. Si amplia quindi la capienza delle risorse disponibili per la contrattazione collettiva, anche se la distribuzione tra le diverse finalità del Fondo è demandata a uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.

Come è noto, il "blocco" della contrattazione collettiva e il congelamento dei trattamenti retributivi -  disposti dal decreto-legge 78/2010 ed in seguito ripetutamente prorogati, sono stati caducati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 178 del 2015, per illegittimità sopravvenuta, con effetto dalla pubblicazione della sentenza (dunque non retroattivo, rimanendo così salvi gli effetti economici prodotti fino a quel momento). Conseguentemente, la legge 208/2015 (legge di stabilità 2016) ha previsto per il triennio 2016-2018 che gli oneri a valere sul bilancio statale per la contrattazione collettiva ammontassero a 300 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016 (art. 1, comma 466 della citata legge 208/2015).

Oneri a carico dei bilanci delle amministrazioni. Il comma 367 demanda al decreto del Presidente del Consiglio l'aggiornamento dei criteri di determinazione degli oneri per la contrattazione collettiva nazionale per il triennio 2016-2018 del personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dall'amministrazione statale da porre a carico dei rispettivi bilanci - criteri già posti dal DPCM 18 aprile 2016, in coerenza al previgente stanziamento di 300 mln di euro.

Personale in regime di diritto pubblico. Il comma 369 prevede che tali maggiori risorse siano destinate alla copertura anche dei miglioramenti economici del personale dipendente in regime di diritto pubblico, tra cui i professori e i ricercatori universitari (nelle more della specifica disciplina organica ed in conformità ai principi della autonomia universitaria).

2.3. Incarichi esterni

Esclusione del controllo preventivo Corte dei Conti

L'art. 1, comma 303, lett. a) della legge in commento,  stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2017, al fine di valorizzare le attività di supporto allo svolgimento delle attività di ricerca, gli atti e i contratti di cui all'art. 7, comma 6, d.lgs. 165/2001 stipulati dalle università statali non sono soggetti al controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei Conti (previsto dall'art. 3, comma 1, lettera f-bis), legge 20/1994).

Questa scelta del legislatore si pone in linea con quanto sostenuto anche dalla Corte costituzionale nella sentenza 172/2010, secondo la quale l’ambito soggettivo delle Amministrazioni i cui atti sono sottoposti a controllo preventivo è quello delle Amministrazioni centrali dello Stato. Sul valore ermeneutico di questa sentenza - che riconosceva l’inapplicabilità delle citate disposizioni sul controllo preventivo della Corte dei conti agli atti delle regioni e degli enti locali - anche per le università vedi anche le nostre note interne del 19 maggio 2010 e del 24 giugno 2010).

Presupposti di legittimità

Continua in ogni caso ad applicarsi anche alle università quanto disposto dall'art. 7, comma 6, del d.lgs. 165/2001, per cui le università possono conferire incarichi a "esperti di particolare e comprovata specializzazione" soltanto di fronte a "esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio", in presenza dei consueti presupposti di legittimità (art. 7, comma 6, d.lgs. 165/2001):

a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente;
b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;
c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo; l'eventuale proroga dell'incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell'incarico;
d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.

CO.CO.CO.

Il comma 8, art. 1, del decreto-legge c.d. milleproroghe (d.l. 244/2016), ha rinviato al 1º gennaio 2018 la decorrenza del divieto per le PA di stipulare contratti di collaborazione con personale esterno, in attesa del riordino della disciplina dei contratti di lavoro flessibile da parte delle PA [vai a →DOSSIER - DECRETO MILLEPROROGHE 2016]

2.4. Spesa per formazione e missioni

A. MIssioni: esenzione dal limite di spesa

A decorrere dall'anno 2017, il limite di spesa per missioni (pari al 50% della spesa sostenuta nel 2009) non si applica alle università a prescindere dalla provenienza delle risorse utilizzate.

A tal fine, il comma 303, art. 1, della legge di stabilità in esame, modifica l'art. 6, comma 12, quarto periodo, del d.l. 78/2010, separando le università dagli enti di ricerca, per i quali l'esenzione dai limiti continua ad operare unicamente per le risorse derivanti da finanziamenti UE ovvero di soggetti privati nonché da finanziamenti di soggetti pubblici destinati ad attività di ricerca.

Per quanto riguarda le università, la nuova formulazione dell'art. 6, comma 12, quarto periodo, del d.l. 78/2010 sarà la seguente: "Il presente comma non si applica alla spesa [...] effettuata dalle università".

Per le università quindi, l'esenzione dal limite non dipende più dalla provenienza delle risorse utilizzate per finanziare le missioni.

B. Formazione: esenzione dai limiti di spesa

A decorrere dal 2017, anche le attività di formazione effettuate dalle università sono esentate dal limite di spesa per attività di formazione (pari al 50% della spesa sostenuta nel 2009).

A tal fine, il comma 303, lett. b), modifica l’art. 6, comma 13, ultimo periodo, del d.l. 78/2010, includendo anche le università tra le amministrazioni a cui non si applicano i limiti di spesa per attività di formazione (esenzione sino ad oggi riservata alla formazione effettuata dagli organismi di formazione delle Forze armate, Corpo nazionale dei vigili del fuoco e Forze di Polizia).

Riduzione del FFO

Tuttavia, per assicurare che non si realizzino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la legge di stabilità dispone la riduzione del Fondo di finanziamento ordinario delle università di € 12 mln, importo che corrisponde al versamento effettuato dalle singole università per le somme dovute ai sensi dell’art. 6, commi 12 e 13, del d.l. 78/2010.

In base al comma 21 del citato art. 6, infatti, le somme provenienti da tali riduzioni di spesa venivano versate annualmente dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato.

2.5. Limiti spesa per assunzioni

La legge di stabilità in esame ha aumentato le facoltà assunzionali degli atenei c.d. virtuosi, con riferimento al triennio 2015-2017, modificando il DPCM. 31 dicembre 2014, che ha dettato disposizioni per il rispetto dei limiti delle spese di personale e delle spese di indebitamento da parte delle università per il triennio 2015-2017 (in attuazione dell’art. 7, comma 6, del d.lgs. 49/2012).

In particolare, il comma 303 lett. c (art. 1), ha modificato l'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del DPCM. 31 dicembre 2014, elevando dal 30% al 50% la possibilità di incrementare la spesa relativa al personale cessato, oltre alle eventuali maggiorazioni:

a) possono procedere all'assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato, con oneri a carico del proprio bilancio, per una spesa media annua non superiore al 50% (invece del vigente 30%) di quella relativa al personale cessato dal servizio nell'anno precedente, gli atenei che riportino, al 31 dicembre dell'anno precedente, un valore dell'indicatore delle spese di personale pari o superiore all'80% o un importo delle spese di personale e degli oneri di ammortamento superiore all'82% delle entrate (costituite dai contributi statali per il funzionamento e dalle tasse, soprattasse e contributi universitari di cui all'art. 5, co. 1, del D.Lgs. 49/2012), al netto delle spese per fitti passivi;

b) gli atenei che riportino, al 31 dicembre dell'anno precedente, valori inferiori a quelli sopra indicati possono procedere all'assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato, con oneri a carico del proprio bilancio, per una spesa media annua non superiore al 50% (invece del vigente 30%) di quella relativa al personale cessato dal servizio nell'anno precedente, maggiorata di un importo pari al 20% del margine ricompreso tra l'82% delle entrate sopra indicate, al netto delle spese per fitti passivi, e la somma delle spese di personale e degli oneri di ammortamento annuo a carico del bilancio di ateneo complessivamente sostenuti al 31 dicembre dell'anno precedente.

Si ricorda che il comma 13-bis, art. 66 del d.l. 112/2008, ha fissato le misure percentuali di turn-over valide con riferimento “al sistema” delle università nel suo complesso. Percentuale attualmente corrispondente a una spesa pari al 50% per il 2014 e il 2015, al 60% per il 2016, all’80% per il 2017 e al 100% dal 2018, di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente.

L’attribuzione del contingente di assunzioni spettante a ciascun ateneo è disposta con decreto MIUR, “tenuto conto di quanto previsto dall’art. 7 del d.lgs. 49/2012”. In seguito a diverse proroghe, il primo DPCM è intervenuto il 31 dicembre 2014 con riferimento al triennio 2015-2017. La legge di stabilità ha modifcato questo decreto, mentre i criteri e il contingente assunzionale delle singole università statali per il 2015 e il 2016 sono stati definiti, rispettivamente con D.M. 21 luglio 2015 n. 503 e, con D.M. 5 agosto 2016, n. 619.

2.6. Sostegno al reddito e congedi

CONGEDI

1) Congedo obbligatorio per il padre lavoratore

Il comma 354 proroga per gli anni 2017-2018 il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente (già previsto in via sperimentale per gli anni 2013-2015 e prorogato per il 2016). Il congedo deve essere goduto entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, è fruibile anche in via non continuativa e la sua durata è elevata a 2 giorni per il 2017 e a quattro giorni per il 2018.

Al questo congedo si applica la disciplina dettata dal D.M. 22 dicembre 2012 che ha definito i criteri di accesso e le modalità di utilizzo delle misure sperimentali operanti per gli anni 2013-2015.

Per il 2018, il padre potrà astenersi per un ulteriore giorno in accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima.

Si segnala il seguente messaggio INPS n. 828 del 24-02-2017 in merito alla proroga del congedo obbligatorio (non è prorogato per il 2017 il congedo facoltativo):

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Si segnala il seguente messaggio INPS n. 1581 del 10-04-2017 in merito alla possibilità di fruire del congedo facoltativo nei primi mesi del 2017, ma solo in caso di parto, adozione e affidamento avvenuti nel 2016:

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2) Congedo per le lavoratrici autonome per motivi connessi al percorso di protezione relativo alla violenza di genere (commi 241-242) - PER SAPERNE DI PIU'← 

SOSTEGNO AL REDDITO PER NATALITA' E FIGLI

Si segnalano i seguenti interventi:

  • Assegno al nucleo familiare in presenza di quattro o più figli (comma 599)
  • Premio alla nascita (comma 353), sull'argomento si segnalano le seguenti circolari INPS:

Premio di 800 euro per la nascita o l'adozione di un minore di cui all'articolo 1, comma 353 legge di Bilancio 2017, legge 11 dicembre 2016, n. 232. (Circolare n. 39 del 27-02-2017)

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Premio di 800 euro per la nascita o l'adozione di un minore di cui all'art. 1, comma 353, legge di Bilancio 2017, legge 11 dicembre 2016, n. 232. Integrazione del contenuto della circolare n. 39 del 27 febbraio 2017. (Circolare n. 61 del 16-03-2017)

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Premio di 800 euro per la nascita o l'adozione di un minore di cui all'art. 1, comma 353, legge di Bilancio 2017, legge 11 dicembre 2016 n. 232. Rilascio dell'applicazione Internet per la presentazione della domanda telematica. (Circolare n. 78 del 28-04-2017)

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  • Buono nido (comma 355), sull'argomento si segnala il seguente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17-02-2017:

Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) - Agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati.  (GU Serie Generale n.90 del 18-4-2017)

  • Rifinanziamento voucher asili nido (commi 356 - 357)
  • Detraibilità delle spese sostenute per la frequenza scolastica (comma 617) - PER SAPERNE DI PIU'←
  • Rifinanziamento del bonus cultura per i diciottenni e del bonus strumenti musicali (comma 626) - PER SAPERNE DI PIU'←

2.7. Assegno pensionistico - APE

 I commi 166-186 introducono, in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018:

A. Un anticipo finanziario a garanzia pensionistica (cd. APE)

B. Una indennità, a favore di determinate categorie di soggetti in condizioni di disagio sociale, spettante fino alla maturazione dei requisiti pensionistici (c.d. APE sociale)

Normativa di attuazione. In entrambi casi, le modalità di attuazione (criteri di funzionamento, modulistica, limiti minimi e massimi, elenchi finanziatori, ecc.) è demandata a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (cfr. commi 175 e 185).

A. Assegno pensionistico a garanzia pensionistica (APE)

L'APE consiste in un prestito concesso da un soggetto finanziatore e coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza corrisposto, a quote mensili per dodici mensilità, a un soggetto in possesso di specifici requisiti, da restituire a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni.

La legge di stabilità 2017 ha introdotto l'APE in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018.

Requisiti

Possono accedere all'APE i soggetti in possesso dei seguenti requisiti (comma 167):

a) soggetti iscritti all'Assicurazione generale obbligatoria (AGO), alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla gestione separata (di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n.335/1995);

b) età anagrafica minima di 63 anni;

c) maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi;

d) anzianità contributiva di 20 anni;

e) pensione pari almeno a 1,4 volte il trattamento minimo (al netto della rata di ammortamento dell'APE);

f) non essere già titolare di un trattamento pensionistico diretto.

Domanda, contratto di finanziamento e disciplina del prestito

Il soggetto richiedente presenta domanda all'INPS di certificazione del diritto all'APE. L'INPS verifica il possesso dei requisiti, certifica il diritto e comunica al soggetto richiedente l'importo minimo e massimo dell'Ape ottenibile (comma 168).

Una volta ottenuta dall'INPS la certificazione del diritto, il soggetto presenta, utilizzando appositi modelli, domanda di APE e di pensione (da liquidarsi al raggiungimento dei requisiti di legge), indicando il finanziatore e l'impresa assicurativa (per la copertura del rischio di premorienza), sulla base di appositi accordi-quadro (comma 174).

La domanda di Ape e di pensione non sono revocabili (fatto salvo il diritto di recesso).

Le informazioni precontrattuali e contrattuali (previste dalla legislazione vigente) sono fornite ai soggetti richiedenti dall'INPS per conto del finanziatore e dell'impresa assicurativa (sulla base della documentazione da questi fornita). L'attività svolta dall'INPS non costituisce esercizio di agenzia in attività finanziaria, né di mediazione creditizia, né di intermediazione assicurativa (comma 169).

L'entità minima e massima dell'Ape richiedibile sono determinate con successivo DPCM, mentre la durata minima è di 6 mesi.

Ai fini dell'applicazione delle disposizioni del titolo VI del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, il prestito costituisce credito ai consumatori.

Ai fini della normativa antiriciclaggio, l'operazione di finanziamento è sottoposta a obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela, tenuto conto della natura del prodotto e di ogni altra circostanza riferibile al profilo di rischio connesso all'operazione di finanziamento.

Le comunicazioni periodiche al soggetto finanziato e assicurato, anche in deroga a quanto previsto dalla legge, sono definite con successivo D.P.C.M. (comma 170).

L'istituto finanziatore trasmette all'INPS e al soggetto richiedente il contratto di prestito o l'eventuale comunicazione di reiezione dello stesso.

Per il perfezionamento del contratto di finanziamento e della polizza assicurativa del rischio di premorienza l'identificazione del soggetto richiedente è effettuata dall'INPS con il sistema SPID.

Diritto di recesso

In caso di concessione del prestito, dalla data di perfezionamento del contratto decorre il termine per l'esercizio del diritto di recesso, a condizione che il richiedente abbia ricevuto dall'INPS tutte le informazioni precontrattuali e contrattuali previste ai sensi di legge.

In caso di reiezione della richiesta (o di recesso da parte del soggetto richiedente), la domanda di pensione è priva di effetti.

Decorrenza e regime fiscale del prestito

Il prestito decorre entro 30 giorni lavorativi dal predetto perfezionamento.

Le somme erogate dall'INPS nell'ambito del prestito non concorrono a formare il reddito ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti al soggetto erogatore, è riconosciuto un credito di imposta annuo nella misura massima del 50 per cento dell'importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. Tale credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi ed è riconosciuto dall'INPS per l'intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento del trattamento di pensione. L'INPS recupera il credito rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all'Erario nella sua qualità di sostituto d'imposta.

All'APE si applica la disciplina dell'imposta sostitutiva sulle operazioni di finanziamento, di cui gli articoli da 15 a 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 (comma 177).

L'INPS trattiene a partire dalla prima pensione mensile l'importo della rata per il rimborso del finanziamento e lo riversa al finanziatore tempestivamente (e comunque non oltre 180 giorni dalla data di scadenza della medesima rata) (comma 171).

B. APE sociale

I commi 179-186 istituiscono una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni (cd. APE sociale). 

L'APE sociale è prevista in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018 (comma 193).

Soggetti beneficiari e requisiti

Possono accedere all'APE sociale i soggetti in possesso di un'età anagrafica minima di 63 anni e in possesso, alternativamente, di uno dei seguenti requisiti (comma 179):

  • soggetti in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento (anche collettivo) dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale(54) che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi e siano in possesso di un anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • soggetti che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave in situazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio1992, n. 104 e sono in possesso di un anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • soggetti che hanno una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74% (accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile) e sono in possesso di un anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • lavoratori dipendenti al momento della decorrenza dell'APE sociale, che svolgono specifiche attività lavorative "gravose" da almeno sei anni in via continuativa, per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento, e sono in possesso di un anzianità contributiva di almeno 36 anni.

Esclusioni dall'indennità

L'erogazione dell'APE sociale è esclusa nei seguenti casi (commi 180, 182 e 183):

  1. mancata cessazione dell'attività lavorativa;
  2. titolarità di un trattamento pensionistico diretto;
  3. soggetti beneficiari di trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria;
  4. soggetti titolari di assegno di disoccupazione (ASDI);
  5. soggetti che beneficiano di indennizzo per cessazione di attività commerciale;
  6. raggiungimento dei requisiti per il pensionamento anticipato;

L'indennità è comunque è compatibile con la percezione di redditi da lavoro dipendente o parasubordinato entro 8.000 euro annui e con la percezione di redditi da lavoro autonomo entro 4.800 annui.

Importo ed erogazione dell'indennità

L'indennità è pari all'importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione e non può in ogni caso superare l'importo massimo mensile di 1.500 euro. L'importo dell'indennità non è soggetto a rivalutazione.

L'indennità è erogata mensilmente su dodici mensilità all'anno (comma 181).

Dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici che cessano l'attività lavorativa e richiedono l'APE sociale si prevede che i termini di pagamento delle indennità di fine servizio (comunque denominate) inizino a decorrere dal raggiungimento del requisito anagrafico previsto per il pensionamento di vecchiaia (comma 184).

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3. RICERCA E TERZA MISSIONE

I commi 295-305 prevedono diversi interventi di finanziamento e sviluppo delle attività di ricerca:

  • istituzione di una sezione del FFO delle università statali denominata "Fondo per il finanziamento delle attività base di ricerca", destinata a incentivare l'attività base di ricerca dei professori di seconda fascia e dei ricercatori;
  • misure di semplificazione delle attività di ricerca nelle università statali (relativamente all'affidamento di incarichi esterni e ai limiti di spesa per formazione e missioni);
  • impignorabilità delle somme vincolate ad attività di ricerca.

In diversi luoghi della legge di stabilità sono inoltre "disseminati" anche altri interventi che, direttamente o indirettamente, possono interessare l'ambito della ricerca e della terza missione:

  • credito di imposta per ricerca e sviluppo (commi 15-16)
  • incentivazione per innovazione e industria 4.0 (commi 8-13, 52-57 e 115)
  • Start-up (commi 65-73)
  • Altri fondi e piani strategici

Rinviando al capitolo relativo al personale la trattazione delle modifiche intervenute in tema di incarichi esterni e limiti di spesa per formazione e missioni, in questo capitolo si intende fornire una prima lettura dei seguenti argomenti:

3.1. Fondo per attività base di ricerca

3.2. Impignorabilità fondi di ricerca

3.3. Agevolazioni e Industria 4.0

3.1. Fondo per attività base di ricerca

A decorrere dal 2017, la legge di stabilità 2017 (commi 295-302) ha istituito, nel Fondo per il finanziamento ordinario delle università statali, una apposita sezione denominata "Fondo per il finanziamento delle attività base di ricerca" con uno stanziamento di € 45 mln annui, destinato al finanziamento annuale delle attività base di ricerca dei professori di seconda fascia e dei ricercatori, entrambi in servizio a tempo pieno nelle università statali.

Finanziamento individuale. L'importo individuale del finanziamento annuale è pari a 3.000 euro, per un totale di 15.000 finanziamenti individuali (comma 298).

A. Cause di esclusione dal finanziamento

Non possono accedere al finanziamento i professori di seconda fascia e i ricercatori che (comma 298):

  1. alla data di presentazione della domanda, sono in regime di impegno a tempo definito;
  2. sono collocati in aspettativa;
  3. sono stati assunti in base alle procedure di chiamata diretta a valere sul Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta (ex art. 1, co. 207-212, della L. 208/2015 (legge di stabilità 2016);
  4. fruiscono di finanziamenti pubblici, comunque denominati, nazionali, europei o internazionali. In particolare, si fa riferimento esplicito ai finanziamenti provenienti dall'European Research Council (ERC) e dai Progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN).

B. La procedura per l'accesso alle risorse

Elenchi per SSD. Entro il 31 luglio di ogni anno l'ANVUR predispone, per ciascun settore scientifico-disciplinare, gli elenchi dei professori di seconda fascia e dei ricercatori che possono chiedere il finanziamento annuale delle proprie attività base di ricerca (comma 299).

Nel limite delle disponibilità finanziarie, l'ANVUR predispone gli elenchi sulla base dei seguenti criteri (comma 300):

a) la verifica della sussistenza, per ognuno dei ricercatori e dei professori di seconda fascia, delle condizioni di cui al comma 297;

b) l'inclusione, nell'elenco dei ricercatori appartenenti a ciascun settore scientifico-disciplinare, di tutti i ricercatori la cui produzione scientifica individuale, relativa agli ultimi cinque anni, è pari o superiore a un apposito indicatore della produzione scientifica dei ricercatori appartenenti a ciascun settore scientifico-disciplinare, calcolato dall'ANVUR sulla base dei dati disponibili per l'ultimo triennio;

c) l'inclusione, nell'elenco dei professori di seconda fascia appartenenti a ciascun settore scientifico-disciplinare, di tutti i professori di seconda fascia la cui produzione scientifica individuale, relativa agli ultimi cinque anni, è pari o superiore a un apposito indicatore della produzione scientifica dei professori di seconda fascia appartenenti a ciascun settore scientifico-disciplinare, calcolato dall'ANVUR sulla base dei dati disponibili per l'ultimo triennio.

Domanda entro 30 settembre. I ricercatori e i professori di seconda fascia inclusi negli elenchi possono presentare la domanda rivolta ad ottenere il finanziamento annuale entro il 30 settembre di ogni anno, esclusivamente tramite l'apposita procedura telematica accessibile dal sito dell'ANVUR (comma 301).

75% ai ricercatori. L'assegnazione del finanziamento tiene conto dell'ordine di ciascun elenco (distinto per professori di seconda fascia e per ricercatori, e per settore disciplinare), in modo da soddisfare il 75% delle domande dei ricercatori e il 25% delle domande dei professori di seconda fascia (comma 298, seconda parte).

Trasferimento alle università. Il MIUR trasferisce ad ogni università il finanziamento spettante ai ricercatori e ai professori di seconda fascia entro il 30 novembre di ogni anno (comma 302).

3.2. Impignorabilità fondi di ricerca

Il comma 304, art. 1, della legge in commento, ha stabilito che:

  • le somme destinate dal MIUR, a qualsiasi titolo, al finanziamento delle attività di ricerca non sono soggette ad esecuzione forzata
  • gli atti di sequestro e di pignoramento "afferenti" ai fondi previsti dai commi 295-305 sono nulli, con nullità rilevabile d’ufficio

Ferma restando la possibilità di esperire anche nei confronti delle università (come tutte le PA) azione esecutiva finalizzata all’espropriazione, il legislatore ha introdotto un'ipotesi eccezionale di impignorabilità per le somme destinate al soddisfacimento di specifiche finalità pubbliche di ricerca, creando un collegamento diretto tra quelle entrate e determinati servizi pubblici o specifici fini pubblici.

In questo modo, si configura un vincolo di destinazione, in base al quale le somme e i crediti della PA diventano patrimonio indisponibile, in quanto finalizzati all’attuazione dell’interesse pubblico tutelato (in questo caso la ricerca universitaria).

3.3. Agevolazioni e Industria 4.0

A. Credito d'imposta per ricerca e sviluppo

I commi 15 e 16, art. 1, legge di stabilità, modificano l'art. 3 del d.l. 145/2013, che ha istituito un credito di imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo. In particolare, il comma 15:

  1. Eleva dal 25 al 50 per cento la misura dell'agevolazione, a decorrere dal 2017;
  2. Estende di un anno, fino al 31 dicembre 2020, il periodo di tempo nel quale devono essere effettuati gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo per poter beneficiare del credito di imposta;
  3. Aumenta da 5 a 20 milioni di euro l'importo massimo annuale del credito d'imposta riconosciuto a ciascun beneficiario;
  4. Rende ammissibili le spese relative a personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, non essendo più richiesta la qualifica di "personale altamente qualificato".

Il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in cui i costi per le attività in ricerca e sviluppo sono stati sostenuti.

Le novità introdotte hanno efficacia a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.

B. Industria 4.0 e agevolazioni per l'innovazione

Centri di competenza ad alta specializzazione. Con il comma 115, art. 1, la legge di stabilità finanzia - entro il limite di spesa di 20 milioni per il 2017 e di 10 milioni per il 2018 - i centri di competenza ad alta specializzazione, nella forma di partenariato pubblico-privato, aventi lo scopo di promuovere e realizzare progetti di ricerca applicata, di trasferimento tecnologico e di formazione su tecnologie avanzate, nel quadro degli interventi connessi al Piano "Industria 4.0".

La definizione delle modalità di costituzione e delle forme di finanziamento degli stessi sono rimessi a un decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il ministero dell'economia e finanze, da adottare entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge in esame (2 maggio 2017). PER SAPERNE DI PIU' ← 

Proroga e rafforzamento della maggiorazione della deduzione di ammortamenti. I commi 8-13, art. 1 della legge di stabilità in esame, prorogano le misure di maggiorazione del 40% degli ammortamenti previste dalla legge di stabilità per il 2016 e istituiscono una nuova misura di maggiorazione del 150% degli ammortamenti su beni ad alto contenuto tecnologico (Industria 4.0).

Il comma 8 proroga l'aumento del 40% delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione di beni strumentali introdotto dalla legge di stabilità per il 2016 (art. 1, commi 91-97) a fronte di investimenti in beni materiali strumentali nuovi, nonché per quelli in veicoli utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività dell'impresa.

Il comma 9 introduce un nuovo beneficio riconoscendo per gli investimenti, effettuati nel periodo di cui al comma precedente, in beni materiali strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico atti a favorire i processi di trasformazione tecnologica in chiave Industria 4.0 (inclusi nell'allegato A della legge), una maggiorazione del costo di acquisizione del 150%, consentendo così di ammortizzare un valore pari al 250% del costo di acquisto. PER SAPERNE DI PIU' ←

C. Start-up innovative

Firma elettronica per le startup. Il comma 65 integra la disciplina della sottoscrizione dell’atto costitutivo di start-up innovative, prevedendo che esso possa essere sottoscritto oltre che con firma digitale anche con firma elettronica avanzata autenticata. PER SAPERNE DI PIU' ←

Estensione e rafforzamento delle agevolazioni per investimenti in start-up e PMI innovative. I commi da 66 a 69 rafforzano gli incentivi fiscali previsti per i soggetti che investono nel capitale sociale delle start-up innovative e delle PMI innovative. PER SAPERNE DI PIU' ←

I commi da 71 a 73 recano, in ordine alle misure agevolative per l'autoimprenditorialità e per le start-up innovative, nuove destinazioni di risorse, sia di fonte nazionale sia discendenti dal PON. PER SAPERNE DI PIU'←

4. STUDENTI

La legge di stabilità per il 2017, art. 1, commi 252-293, prevede numerosi interventi anche in tema di tasse universitarie, diritto allo studio, orientamento e tutorato. I diversi interventi sono raggruppati in paragrafi a meri fini espositivi:

4.1. Contribuzione studentesca

4.2. Borse di studio: A) Fondo integrativo statale  - B) Borse nazionali per merito

4.3. Orientamento e tutorato

4.4. Alternanza scuola-lavoro

4.1. Contribuzione studentesca

I commi 252-267 contengono una ridefinizione della disciplina in materia di contributi corrisposti dagli studenti iscritti ai corsi di laurea e di laurea magistrale delle università statali, con l'istituzione di un contributo annuale onnicomprensivo e della c.d. "no tax area" per quanti appartengono ad un nucleo familiare con ISEE fino a 13.000 euro (con conseguente incremento delle risorse del Fondo di finanziamento ordinario).

Contributo onnicomprensivo annuale. Il comma 252 prevede che il contributo annuale versato dagli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale all'università statale cui sono iscritti, per la copertura dei costi dei servizi didattici, scientifici e amministrativi, è onnicomprensivo.

Il contributo può essere differenziato per i diversi corsi di laurea e di laurea magistrale.

Il contributo onnicomprensivo per gli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale assorbirà:

  • i contributi per attività sportive;
  • la tassa di iscrizione (il comma 263 abroga gli artt. 2 e 3 del DPR 306/1997).

[E' stato specificato che le università statali determinano anche il contributo annuale dovuto dagli iscritti ai corsi e alle scuole di specializzazione. Si tratta, sostanzialmente, di quanto già previsto dall'art. 4 del DPR 306/1997, che prevede altresì che gli stessi studenti siano tenuti anche al pagamento della tassa di iscrizione. Sembra quindi restare in vigore la tassa di iscrizione per gli iscritti ai corsi e alle scuole di specializzazione]

Principio di onnicomprensività. Quindi, oltre al contributo onnicomprensivo annuale di cui comma 252, le università statali non possono istituire ulteriori tasse o contributi a carico degli studenti, fino al rilascio del titolo finale di studio, fatti salvi i contributi per i servizi prestati su richiesta dello studente per esigenze individuali e le imposte erariali (comma 260).

Imposte erariali e tassa regionale. Restano, invece, ferme le norme in materia di imposta di bollo, di esonero e di graduazione dei contributi di cui al citato art. 9 del D.Lgs. 68/2012 (che si aggiungeranno, dunque, agli esoneri e ai limiti massimi previsti dall'articolo in esame), nonché le norme sulla tassa regionale per il diritto allo studio (comma 252, secondo periodo).

Tassa regionale. Con riferimento alla tassa regionale per il diritto allo studio, si specifica, inoltre, che la stessa deve essere pagata da tutti gli studenti (compresi gli studenti che rientrano nella c.d "no tax area"), ad eccezione di coloro che ne sono esonerati ai sensi dell'art. 3, comma 22, della legge 549/1995.

Sono esonerati dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio anche  gli studenti che fruiscono delle istituende borse nazionali per il merito e la mobilità (art. 1, comma 283, vedi infra) .

Esonerati. Sono esonerati dal pagamento del contributo onnicomprensivo annuale – oltre a coloro che rientrano nelle fattispecie considerate dall'art. 9 del D.Lgs. 68/2012 – gli studenti che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti (comma 255):

a) appartengono ad un nucleo familiare il cui Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) sia inferiore o uguale a 13.000 euro.

b) sono iscritti all'università di appartenenza da un numero di anni accademici inferiore o uguale alla durata normale del corso di studio, aumentata di uno;

c) nel caso di iscrizione al secondo anno accademico, hanno conseguito almeno 10 crediti formativi universitari (CFU) entro il 10 agosto del primo anno; nel caso di iscrizione ad anni successivi, hanno conseguito almeno 25 CFU nei dodici mesi antecedenti il 10 agosto dell'anno accademico precedente la relativa iscrizione.

Ai fini dell'esonero, gli studenti iscritti al primo anno accademico devono soddisfare solo il requisito relativo all'ISEE (comma 256).

Dottorandi senza borsa. Gli studenti dei corsi di dottorato di ricerca che non sono beneficiari di borsa di studio sono esonerati dal pagamento delle tasse e dei contributi universitari (comma 262).

Importo massimo per ISEE < 30.000 €. Ulteriori disposizioni fissano i criteri per la determinazione dell'importo massimo del contributo onnicomprensivo annuale per determinate categorie di studenti, fino ad un ISEE di 30.000 euro. In particolare:

  • per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è compreso tra 13.001 euro e 30.000 euro, e che soddisfano i requisiti di cui alle lett. b) e c), il contributo non può superare il 7% della quota di ISEE eccedente 13.000 euro;
  • per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è inferiore o uguale a 13.000 euro, e che soddisfano solo il requisito di cui alla lett. c), il contributo è pari a 200 euro;
  • per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è compreso tra 13.001 euro e 30.000 euro, e che soddisfano solo il requisito di cui alla lett. c), il contributo non può superare quello determinato ai sensi del primo punto, aumentato del 50%, con un valore minimo di 200 euro.

Resta il problema di individuare la disciplina applicabile agli studenti iscritti al primo anno accademico.

A decorrere dall'a.a. 2020/21, i limiti degli importi ISEE per usufruire dell'esonero o delle riduzioni sono aggiornati ogni tre anni con decreto MIUR (comma 264).

Regolamenti universitari in materia di contribuzione studentesca. L'importo del contributo onnicomprensivo annuale dovuto dagli studenti iscritti ai corsi di laurea e ai corsi di laurea magistrale – che può essere anche differenziato tra i diversi corsi di studio –, e l'importo del contributo annuale dovuto dagli iscritti ai corsi o scuole di specializzazione, sono stabiliti nel regolamento in materia di contribuzione studentesca che ciascuna università statale approva nel rispetto dei criteri di equità, gradualità e progressività (comma 254).

Il regolamento, nel rispetto del principio di equilibrio di bilancio di ciascuna università statale, stabilisce (comma 259):

a) eventuali ulteriori casi di esonero o graduazione del contributo per specifiche categorie di studenti, individuate in relazione alla carriera universitaria o alla particolare situazione personale;

b) le modalità di versamento del contributo in una o più rate e le maggiorazioni dovute per i ritardati pagamenti.

In sede di prima applicazione, il regolamento è approvato entro il 31 marzo 2017 ed entra in vigore a decorrere dall'a.a. 2017/2018. In caso di mancato rispetto del termine, si applica comunque la nuova disciplina sugli esoneri e le riduzioni (comma 254).

Studenti extra UE. Nel caso di studenti con nazionalità di paesi non appartenenti alla UE e residenti all'estero, per i quali risulti inapplicabile il calcolo dell'ISEE ai sensi dell'art. 8, co. 5, del DPCM 159/2013, l'importo del contributo onnicomprensivo annuale è stabilito dalle singole università, anche in deroga ai criteri individuati dalla nuova disciplina (comma 261).

Incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università statali (FFO). A copertura della nuova disciplina sugli esoneri dai contributi universitari, il FFO delle università statali è incrementato di 55 milioni di euro per il 2017 e di 105 milioni di euro annui dal 2018.

A decorrere dal 2017, con riferimento all'a.a. 2016/17, le risorse sono ripartite in proporzione al numero degli studenti esonerati dal pagamento di ogni contribuzione (ai sensi dell'art. 9 del d.lgs. 68/2012, a cui si dovrà aggiungere, dal 2018, il numero degli studenti esonerati dal contributo onnicomprensivo annuale) moltiplicati per il costo standard per studente in corso di ateneo (come definito dall'art. 8 del D.Lgs. 42/2012).

Il numero di studenti che beneficiano delle riduzioni parziali del contributo onnicomprensivo, quindi, non influisce sulla ripartizione delle risorse incrementali del FFO.

4.2. Borse di studio: A) Fondo integrativo statale

I commi 268-272 prevedono:

  1. un incremento, a decorrere dal 2017, del fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio;
  2. la razionalizzazione, da parte di ciascuna regione, dell’organizzazione degli enti erogatori dei servizi per il diritto allo studio;
  3. la determinazione, ai fini dell’assegnazione del medesimo fondo, dei fabbisogni finanziari regionali.

1. Incremento del fondo integrativo statale

E' stato disposto, a decorrere dal 2017, un incremento del fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio pari a € 50 mln. Tale incremento consente di mantenere inalterato, nel 2017, il volume delle risorse disponibili nel 2016.

La relazione tecnica evidenziava che con l’incremento delle risorse si stima un incremento di 15.201 borse (10,9%) che, pertanto, diventerebbero 154.571. Conseguentemente, il numero degli idonei non beneficiari in rapporto a tutti gli idonei si ridurrebbe dagli attuali 49.242 (26,11%) a 34.041 (18,05%).

2. Razionalizzazione degli enti erogatori dei servizi per il diritto allo studio

Unico ente erogatore regionale. Per la gestione delle risorse del fondo per la concessione delle borse di studio, è stato introdotto, come principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, il principio in base al quale ciascuna regione razionalizza l’organizzazione degli enti erogatori dei servizi per il diritto allo studio mediante l’istituzione, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, di un unico ente erogatore dei medesimi servizi.

Negli organi direttivi dell’ente erogatore deve essere comunque prevista una rappresentanza degli studenti.

Sono fatti salvi, in ogni caso, i modelli di sperimentazione di cui all’art. 12 del d.lgs. 68/2012.

3. Assegnazione delle risorse

Fabbisogni finanziari regionali. In relazione all’assegnazione del fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio, si stabilisce, anzitutto, affinché la stessa avvenga in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle regioni, che, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, determina, con proprio decreto, i fabbisogni finanziari regionali.

Il decreto – che interviene nelle more dell’emanazione del decreto interministeriale che, ai sensi dell’art. 7, co. 7, del d.lgs. 68/2012, deve definire i criteri e le modalità di riparto dello stesso fondo – è emanato previo parere della Conferenza Stato-regioni, che si esprime entro 60 giorni dalla data di trasmissione, decorsi i quali può essere comunque adottato.

Con riferimento all’assegnazione del fondo integrativo statale in misura proporzionale al fabbisogno finanziario regionale, si richiama anche l’art. 18, co. 3, del d.lgs. 68/2012, in base al quale le regioni che concorrono al soddisfacimento del fabbisogno finanziario necessario per il sostegno del diritto allo studio degli studenti capaci e meritevoli in misura maggiore rispetto al 40% dell'assegnazione relativa al fondo integrativo statale (percentuale richiesta dal co. 1, lett. c), del medesimo art. 18) hanno diritto all'assegnazione di specifici incentivi nel riparto dello stesso fondo integrativo e del FFO.

Attribuzione delle risorse. Le risorse del fondo integrativo statale sono attribuite direttamente al bilancio dell’ente regionale erogatore dei servizi per il diritto allo studio, entro il 30 settembre di ogni anno. Nelle more della razionalizzazione, le risorse sono comunque trasferite agli enti regionali erogatori, previa indicazione, da parte di ciascuna regione, della quota da trasferire a ciascuno di essi.

Viene in questo modo implicitamente modificato il co. 7 dell’art. 18 del d.lgs. 68/2012, in base al quale le risorse del fondo integrativo statale confluiscono dal bilancio dello Stato in appositi fondi a destinazione vincolata attribuiti alle regioni.

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4.2. B) Borse nazionali per merito

I commi 273-289 prevedono, annualmente, almeno 400 borse di studio nazionali per il merito e la mobilità, ciascuna del valore di € 15.000 annui, da assegnare a studenti, sulla base di requisiti di merito e di reddito, al fine di favorirne l’iscrizione ai corsi di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico nelle università statali o ai corsi di diploma accademico di primo livello nelle istituzioni statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, anche aventi sede differente da quella di residenza del nucleo familiare.

Questo intervento di fatto prende il posto del "Piano nazionale per il merito e la mobilità degli studenti universitari capaci, meritevoli e privi di mezzi", che in base all’art. 59 del d.l. 69/2013 avrebbe dovuto essere emanato ogni tre anni.

"FONDAZIONE ARTICOLO 34"

Si dispone che, dal 1° gennaio 2017, la "Fondazione per il merito" prevista dall’art. 9, co. 3, del d.l. 70/2011, ma mai costituita, assume la nuova denominazione di “Fondazione Articolo 34”, evidentemente con riferimento all’art. 34 della Costituzione. La nuova denominazione sostituisce la precedente in tutti i provvedimenti legislativi e regolamentari e, in particolare, nel citato d.l. 70/2011.

Finalità. L’art. 9, co. 3-16, del d.l. 70/2011, ha previsto l’istituzione della Fondazione per il merito (ora Fondazione Articolo 34) per la realizzazione degli obiettivi di pubblico interesse del Fondo per il merito degli studenti universitari, di cui all’art. 4 della legge 240/2010 e per promuovere la cultura del merito e la qualità degli apprendimenti nel sistema scolastico e universitario.

Funzioni. Alla Fondazione sono stati affidati, tra l’altro:

  • la gestione del Fondo per il merito;
  • il coordinamento operativo della somministrazione delle prove nazionali standard per l’accesso al fondo;
  • la possibilità di concedere finanziamenti e rilasciare garanzie in favore degli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale (ai soli fini del perseguimento degli scopi e degli obiettivi indicati dall’art. 4 della L. 240/2010).

Patrimonio. Il patrimonio della Fondazione è costituito da apporti del MIUR e del MEF, ulteriori apporti dello Stato, risorse provenienti da altri soggetti pubblici e privati. Inoltre, la Fondazione può avere accesso, fra l’altro, alle risorse di programmi cofinanziati dai Fondi strutturali europei.

Governance della Fondazione. In ordine alla governance della Fondazione, è previsto che i componenti dell’organo di amministrazione e il suo Presidente, sono nominati con D.P.C.M., su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministro dell’economia e delle finanze.

I membri fondatori sono il MIUR e il MEF, ai quali è stata attribuita la vigilanza sulla stessa Fondazione. Lo statuto della Fondazione deve disciplinare, tra l’altro, la partecipazione alla Fondazione di altri enti pubblici e privati, nonché le modalità con le quali tali soggetti possono partecipare finanziariamente allo sviluppo del Fondo per il merito.

La Fondazione definisce anche i criteri e le metodologie per l’assegnazione delle borse di studio nazionali per il merito e la mobilità (modifica dei commi 4 e 6 dell’art. 9 del D.L. 70/2011).

BORSE DI STUDIO PER IL MERITO E LA PREMIALITA'

Risorse. Per il finanziamento delle borse di studio per il merito e la mobilità, sono attribuiti alla Fondazione € 6 mln per il 2017, € 13 mln per il 2018 ed € 20 mln dal 2019. La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata (accertata entro il 15 settembre di ogni anno con decreto del MIUR) confluisce, nel medesimo esercizio finanziario, nel Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio.

Per il finanziamento dell’organizzazione e delle attività della stessa Fondazione sono attribuiti € 2 mln per il 2017 ed € 1 mln dal 2018.

Procedura di assegnazione delle borse di studio

a) Bando. Entro il 30 aprile di ogni anno, la Fondazione, sentita la Conferenza Stato-regioni, bandisce almeno 400 borse di studio nazionali, ciascuna del valore di € 15.000 annui, destinate a studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi, finalizzate a favorirne l’iscrizione a corsi di laurea, o di laurea magistrale a ciclo unico nelle università statali, o a corsi di diploma accademico di primo livello nelle istituzioni statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), anche aventi sede diversa da quella della residenza anagrafica del nucleo familiare dello studente.

b) Requisiti di ammissione. Sono ammessi a partecipare al bando gli studenti iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di II grado che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti di reddito e di merito:

  1. possesso, alla data di emanazione del bando, di un Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore o uguale a € 20.000. Il valore ISEE può essere aggiornato con cadenza triennale con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a seguito del monitoraggio dell’attuazione e dell’efficacia dell’istituto introdotto;
  2. medie dei voti relativi a tutte le materie ottenuti negli scrutini finali del terzo e quarto anno del percorso di istruzione secondaria di secondo grado, nonché negli scrutini intermedi del quinto anno, purché effettuati entro la data di scadenza del bando, uguali o superiori a 8/10;
  3. punteggi riportati nelle prove di italiano e matematica somministrate dall’INVALSI ricadenti nel primo quartile (evidentemente, in ordine decrescente) dei risultati della regione ove ha sede la scuola frequentata.

Inoltre, sono ammessi a partecipare al bando, in numero non superiore a due per ogni istituzione scolastica, gli studenti che soddisfano le condizioni relative ad ISEE e punteggi riportati nelle prove INVALSI, ma che, pur non soddisfacendo la condizione relativa alle medie riportate negli scrutini indicati, sono qualificati dal dirigente scolastico, su proposta del collegio dei docenti, come eccezionalmente meritevoli. La qualificazione deve essere motivata.

c) Valutazione. I candidati ammessi a partecipare sono valutati sulla base dei criteri indicati nel bando, riferiti ai requisiti sopra esposti e alla motivazione del giudizio di merito eccezionale. In particolare, nella fissazione dei criteri, i valori delle medie riportate negli scrutini indicati sono rapportati ai valori delle stesse medie registrate nelle scuole della medesima provincia, come calcolate dall’INVALSI.

All’esito della valutazione, i candidati sono inclusi in un’unica graduatoria nazionale di merito.

d) Assegnazione borse. Le borse di studio sono assegnate, nell’ordine della graduatoria, entro il 31 agosto di ogni anno e sono corrisposte allo studente in rate semestrali, previa verifica del rispetto di alcune condizioni.

In particolare, la prima rata è corrisposta al momento della comunicazione alla Fondazione dell’avvenuta immatricolazione ad uno dei corsi di studio sopra indicati, fermo restando il superamento delle prove di ammissione, se previste. La seconda rata è corrisposta entro il 31 marzo dell’anno successivo.

Negli anni accademici successivi, le borse di studio sono confermate, per tutta la durata normale del corso di studio, a condizione che lo studente abbia conseguito, entro il 10 agosto di ogni a.a., tutti i crediti formativi (CFU) degli a.a. precedenti e almeno 40 CFU dell’a.a. in corso, con una media dei voti non inferiore a 28/30 e nessun voto inferiore a 24/30.

Le due rate sono corrisposte, rispettivamente, entro il 30 settembre ed entro il 31 marzo dell’anno successivo.

e) Incompatibilità. Le borse di studio per il merito e la mobilità sono incompatibili:

  • con altre borse di studio, ad eccezione di quelle per i soggiorni di studio all’estero;
  • con tutti gli strumenti e i servizi per il diritto allo studio di cui al d.lgs. 68/2012;
  • con l’ammissione a istituti universitari ad ordinamento speciale o altre strutture universitarie che offrano gratuitamente vitto e alloggio (lo studente borsista può chiedere di usufruire dei servizi offerti dagli enti regionali per il diritto allo studio, al costo stabilito dai medesimi enti).

Esonero tasse

Lo studente che percepisce la borsa di studio nazionale per il merito e la mobilità è esonerato dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio (di cui all’art. 3, co. 20-23, della L. 549/1995 – v. ante, scheda co. 252-267), nonché delle “tasse e dei contributi” previsti dalle università statali, o dalle istituzioni AFAM, ferma restando la disciplina dell’imposta di bollo. Inoltre, le borse di studio in questione sono esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche (art. 4, L. 476/1984).

CABINA DI REGIA (transitoria)

Nelle more del raggiungimento della piena operatività della Fondazione, si prevede l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con D.P.C.M., di una Cabina di regia composta da 3 membri, designati, rispettivamente, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Ministro dell’economia e delle finanze e dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

La Cabina di regia deve attivare le procedure per l’emanazione del bando e procedere all’assegnazione delle borse di studio e al versamento delle rate agli studenti.

Il D.P.C.M. definisce le modalità operative e organizzative della Cabina di regia, nonché il supporto amministrativo e tecnico alle attività della stessa, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La Cabina di regia decade automaticamente dalle sue funzioni al momento della nomina dell’organo di amministrazione della Fondazione e del raggiungimento della piena operatività della stessa.

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4.3. Orientamento e tutorato

I commi 290-293 prevedono iniziative volte a sostenere gli studenti nella scelta del percorso universitario o accademico attraverso attività di orientamento e, durante il percorso universitario, attraverso attività di tutorato, con un conseguente incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO).

Incremento del FFO. A tal fine, la legge di stabilità (comma 293) dispone l'incremento di € 5 mln dal 2017 del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO). L'importo è ripartito annualmente fra le università tenendo conto delle attività organizzate dalle stesse e dei risultati raggiunti, in ordine alle seguenti finalità: 

1) Orientamento pre-universitario. Un primo intervento riguarda l'organizzazione di specifici corsi di orientamento pre-universitari da parte delle università da svolgere durante gli ultimi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado, o tra il conseguimento del diploma e l'immatricolazione, in collaborazione con le scuole e senza interferenze con l'attività scolastica ordinaria (comma 290).

I corsi sono organizzati in attuazione di quanto già previsto dall'art. 6 della l. 341/1990 e dall'art. 3 del d.lgs. 21/2008, recante proprio la disciplina dei percorsi di orientamento all'istruzione universitaria e all'alta formazione artistica, musicale e coreutica.

2) Tutorato universitario. Il secondo intervento riguarda l'organizzazione di attività di tutorato nelle università, riservate a studenti iscritti al primo e al secondo anno di un corso di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico, che abbiano riscontrato ostacoli formativi iniziali, ai sensi dell'art. 13 della L. 341/1990.

Il comma 292 prevede che le attività di tutorato siano realizzate anche con la collaborazione a tempo parziale di studenti dei corsi di studio (sia degli stessi anni di corso, sia degli anni superiori), ai sensi e con le modalità indicate dall'art. 11 del d.lgs. 68/2012 (modificato inserendo esplicitamente il riferimento a tale collaborazione fra quelle che devono essere disciplinate dai regolamenti delle università e degli enti regionali erogatori dei servizi per il diritto allo studio).

4.4. Alternanza scuola-lavoro

I commi da 308 a 313 introducono un esonero contributivo a favore dei datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato studenti che abbiano svolto attività di alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato presso il medesimo datore di lavoro.

Il beneficio contributivo spetta, a domanda e nei limiti di spesa di cui al comma 309, entro 6 mesi dall'acquisizione del titolo di studio, per l'assunzione di studenti che abbiano svolto presso il medesimo datore di lavoro:

1) Attività di alternanza scuola-lavoro pari, alternativamente, almeno al:

  • 30 per cento delle ore di alternanza previste ai sensi dell'art. 1, c. 33, L. 107/2015 (istituti tecnici e professionali, e nei licei);
  • 30 per cento del monte orario previsto per le attività di alternanza all'interno dei percorsi di istruzione e formazione professionale;
  • 30 per cento del monte ore previsto per le attività di alternanza realizzata nell'ambito dei percorsi realizzati dagli Istituti tecnici superiori che hanno la durata di quattro semestri;
  • 30 per cento del monte ore previsto dai rispettivi ordinamenti per le attività di alternanza nei percorsi universitari.

2) Periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

E' previsto, per il solo settore privato, uno sgravio contributivo per le nuove assunzioni con contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, anche in apprendistato, decorrenti dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018. Lo sgravio contributivo consiste (comma 308) nell'esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (ferma restando l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche e con esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL), nel limite massimo di un importo di esonero pari a 3.250 euro su base annua, per un periodo massimo di trentasei mesi.

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5. GESTIONALI

In questa sezione si segnalano, senza pretesa di completezza, alcune delle disposizioni che interessano, direttamente o indirettamente anche la gestione delle università, in qualità di enti pubblici ovvero di soggetti di impresa:

5.1. Acquisti

5.2. Immobili

5.3. Contabilità e fisco

5.1. Acquisti

I commi 413-424 prevedono diversi interventi in tema di acquisti, molti dei quali, tuttavia, non interessano le università.

Acquisizioni ICT. Il comma 419 rinforza il procedimento di acquisizione centralizzata per i beni e servizi informatici di particolare rilevanza strategica. Per quanto riguarda (anche) le università, si segnalano:

  • integrazione del comma 512 della legge 208/2015 (Stabilità 2016), precisando che le PA interessate provvedono ai propri approvvigionamenti esclusivamente tramite gli strumenti di acquisto e di negoziazione di Consip S.p.A. o dei soggetti aggregatori;
  • integrazione del comma 515, legge 208/2015 in modo da escludere le acquisizioni di particolare rilevanza strategica dagli obiettivi di risparmi annuali di spesa del triennio 2016-2018 previsti dalla stessa legge di stabilità per il 2016 (pari al 50 per cento della spesa annuale media per la gestione corrente del solo settore informatico, relativa al triennio 2013-2015).

Analisi del MEF. I commi 413 e 414 prevedono un'analisi volta ad individuare nuovi strumenti di acquisto centralizzato di beni e correlati servizi da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, tramite Consip, nell'ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti. Tali strumenti non devono discriminare o escludere le micro e piccole imprese. La norma cita esplicitamente modelli organizzativi che prevedano l'acquisizione di beni durevoli e la concessione dell'utilizzo degli stessi da parte delle amministrazioni o dei soggetti pubblici interessati.

Per maggiori informazioni si rinvia alle Schede di lettura del Servizio Studi del Parlamento:

  • Misure di efficientamento della spesa per acquisti (Schede: commi 413-419)
  • Acquisizioni di beni e servizi in forma centralizzata nonché linee di indirizzo e standard per la gestione dei magazzini, la logistica distributiva, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione ed in materia di risorse umane (Schede: commi 420-423)
  • Programma biennale degli acquisti di beni e servizi (Schede: comma 424)

5.2. Immobili

Rifunzionalizzazione degli immobili pubblici. Il comma 594 prevede che gli enti previdenziali possano destinare una quota delle loro risorse finanziarie all'acquisto di immobili anche di proprietà di amministrazioni pubbliche adibiti o da adibire ad ufficio in locazione passiva da parte di amministrazioni pubbliche. Le spese per gli interventi necessari alla rifunzionalizzazione degli immobili sono a carico degli enti previdenziali, mentre i progetti sono elaborati dall'Agenzia del demanio. PER SAPERNE DI PIU'←


Detrazioni fiscali per ristrutturazione. I commi 2-3, art.1, della legge di stabilità 2017 in commento, prevedono detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia, riqualificazione antisismica, energetica e acquisto mobili. In particolare sono previste detrazioni:

  • per interventi di riqualificazione energetica
  • per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici

Edilizia sanitaria. I commi 602 e 603, introdotti durante l'esame presso la Camera, autorizzano l'INAIL ad effettuare investimenti immobiliari nel campo dell'edilizia sanitaria. L'individuazione di tali iniziative deve essere effettuata con D.p.c.m. da adottarsi entro il 30 giugno 2017. PER SAPERNE DI PIU'←

5.3. Contabilità e fisco

A. CONTABILITA'

Rilevazioni SIOPE. Il comma 533 stabilisce che le amministrazioni pubbliche sono tenute ad ordinare incassi e pagamenti al proprio tesoriere o cassiere utilizzando esclusivamente ordinativi informatici emessi secondo lo standard definito dall'Agenzia per l'Italia digitale (Agid) e trasmessi per il tramite dell'infrastruttura SIOPE (Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici).

Modalità e tempi di attuazione saranno stabiliti con successivi decreti del Ministero dell'economia e delle finanze, sentite la Conferenza unificata e l'Agid.

A tal fine, il comma 533 inserisce, dopo il comma 8 dell'art. 14, legge 196/2009, i commi 8-bis e 8-ter :
«8-bis. Al fine di favorire il monitoraggio del ciclo completo delle entrate e delle spese, le amministrazioni pubbliche ordinano gli incassi e i pagamenti al proprio tesoriere o cassiere esclusivamente attraverso ordinativi informatici emessi secondo lo standard Ordinativo Informatico emanato dall'Agenzia per l'Italia digitale (AGID), per il tramite dell'infrastruttura della banca dati SIOPE gestita dalla Banca d'Italia nell'ambito del servizio di tesoreria statale. Le modalità con cui enti e tesorieri scambiano gli ordinativi informatici con l'infrastruttura SIOPE sono definite da apposite regole di colloquio definite congiuntamente con l'AGID e disponibili nelle sezioni dedicate al SIOPE del sito internet istituzionale del Ministero dell'economia e delle finanze -- Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. I tesorieri e i cassieri non possono accettare disposizioni di pagamento con modalità differenti da quelle descritte nel periodo precedente.
8-ter. Con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze, sentite la Conferenza unificata e l'AGID, sono stabiliti le modalità e i tempi per l'attuazione delle disposizioni di cui al comma 8-bis».

Regime di cassa per imprese minori. I commi da 17 a 23 intervengono sulla tassazione dei redditi delle cd. imprese minori, assoggettate alla contabilità semplificata, sostituendo il vigente principio di competenza con il principio di cassa. PER SAPERNE DI PIU'←

B. IMPOSTE

Si segnalano alcune disposizioni in tema di imposte gravanti su soggetti di impresa.

Imposta sul reddito d'impresa (IRI). I commi 547-553 introducono una nuova disciplina dell'imposta sul reddito d'impresa (IRI) da calcolare sugli utili trattenuti presso l'impresa, per gli imprenditori individuali e le società in nome collettivo ed in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

L'opzione per l'applicazione dell'IRI si effettua in sede di dichiarazione dei redditi, ha durata di cinque periodi di imposta ed è rinnovabile. In tale ipotesi, su detti redditi opera la sostituzione delle aliquote progressive IRPEF con l'aliquota unica IRI, pari all'aliquota IRES (24% dal 2017).

Contestualmente la legge di stabilità in esame modifica la disciplina in materia di aiuto alla crescita economica (ACE). Si segnala in particolare la diminuzione dell'aliquota percentuale utilizzata per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio. A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2018, detta aliquota viene stabilita nella misura del 2,7%, mentre per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017 è fissata al 2,3%. Si estende l'applicazione dell'ACE alle persone fisiche, alle società in nome collettivo ed a quelle in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria. PER SAPERNE DI PIU'←

IVA sulle variazioni dell’imponibile o dell’imposta. Il comma 567 ripristina la regola secondo cui l'emissione di una nota di credito IVA, nonché l'esercizio del relativo diritto alla detrazione dell'imposta corrispondente alle variazioni in diminuzione, possono essere effettuati, nel caso di mancato pagamento connesso a procedure concorsuali, solo una volta che dette procedure si siano concluse infruttuosamente. A tal fine è modificato l'articolo 26 del D.P.R. n. 633 del 1972 (decreto IVA). PER SAPERNE DI PIU'←

Clausole di salvaguardia. Eliminazione aumenti accise ed IVA per l’anno 2017. I commi 631 e 632 rinviano al 2018 gli aumenti IVA introdotti dalla legge di stabilità 2015 e sopprimono gli aumenti di accise introdotti dalla legge di stabilità 2014 (clausole di salvaguardia).

I commi 718 e 719 della legge di stabilità 2015 hanno introdotto una nuova clausola di salvaguardia a tutela dei saldi di finanza pubblica, volta ad incrementare le aliquote IVA (ordinaria e ridotta, rispettivamente di 2,5 e 2 punti percentuali) e le accise su benzina e gasolio in misura tale da determinare maggiori entrate non inferiori a 700 milioni di euro a decorrere dal 2018.

Il comma 631 interviene sulla clausola di salvaguardia introdotta dalla legge di stabilità 2015 sostanzialmente rinviando al 2018 gli aumenti IVA già previsti per il 2017. 

Già la legge di stabilità 2016 aveva rinviato di un anno gli aumenti citati: per effetto di tali modifiche, a decorrere dal 1° gennaio 2017 l'aliquota IVA del 10 per cento sarebbe incrementata di tre punti percentuali, vale a dire dal 10 al 13 per cento; l'aliquota IVA del 22 per cento aumenterebbe di due punti percentuali (dal 22 al 24 per cento), mentre dal 1° gennaio 2018 vi sarebbe l'aumento di un ulteriore punto percentuale (dal 24 al 25 per cento); è stato invece soppresso l'ulteriore aumento di 0,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2018. PER SAPERNE DI PIU'←

IVA di gruppo. I commi da 24 a 31, introducono e disciplinano il gruppo IVA, esercitando così la facoltà espressamente accordata agli Stati membri dell'Unione europea dalla direttiva 2006/112/CE in materia di imposta sul valore aggiunto.

Si consente di considerare come unico soggetto passivo IVA l'insieme di persone stabilite nel territorio dello stesso Stato membro che siano giuridicamente indipendenti, ma strettamente vincolate fra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi. Le nuove disposizioni sul gruppo IVA si applicano dal 1° gennaio 2018, con concreta operatività dei gruppi medesimi a partire dall'anno successivo. PER SAPERNE DI PIU' ←