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Sanità trasparente

by Beatrice Bastianello -

Il 26 giugno 2022 entrerà in vigore la Legge 31 maggio 2022, n. 62 - “Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie, che persegue finalità di trasparenza, di prevenzione e di contrasto della corruzione e del degrado dell'azione amministrativa, per garantire il diritto alla conoscenza dei rapporti - con rilevanza economica o di  vantaggio - intercorrenti tra le imprese produttrici di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni e servizi, anche non sanitari, e i soggetti che operano nel settore della salute o le organizzazioni sanitarie (art. 1).

Sono ricompresi nella definizione di “organizzazioni sanitarie”, tra gli altri, le aziende ospedaliere universitarie, i dipartimenti universitari e le scuole di specializzazione, nonché le società, le associazioni di pazienti, le fondazioni e gli altri enti da essi istituiti o controllati, oppure che li controllano, ne detengono la proprietà o svolgono per loro un ruolo di intermediazione (art. 2, lett. c)).

Devono essere soggette a pubblicità le convenzioni o erogazioni in denaro, beni, servizi o altre utilità - aventi valore unitario maggiore di 1.000€ o un valore complessivo annuo maggiore di 2.500 € - effettuate da un’impresa a favore di un'organizzazione sanitaria (art. 3, co. 1, lett. b)), così come gli accordi tra le imprese e le organizzazioni sanitarie, portatori di vantaggi diretti o indiretti, consistenti nella partecipazione a convegni, eventi formativi, comitati, commissioni, organi consultivi o comitati scientifici ovvero nella costituzione di rapporti di consulenza, docenza o ricerca (art. 3, co. 2).
L’obbligo di pubblicità investe anche la titolarità in capo ad un’organizzazione sanitaria di azioni, quote del capitale o obbligazioni emesse da un’impresa in forma societaria; inoltre, deve essere resa nota la circostanza che un’organizzazione sanitaria abbia percepito da un’impresa costituita in forma societaria corrispettivi per la concessione di licenze per l'utilizzazione economica di diritti di proprietà industriale o intellettuale (art. 4, co. 1).

L’adempimento degli obblighi di pubblicità spetta all’impresa produttrice, la quale deve comunicare i dati identificativi dell’organizzazione sanitaria coinvolta e le informazioni relative ai negozi sopra menzionati, affinché vengano inseriti nel registro pubblico telematico “Sanità trasparente”, istituito entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge presso il sito internet del Ministero della salute e liberamente consultabile (art. 5).
Gli obblighi di comunicazione si applicheranno a partire da momenti successivi alla data di inizio del funzionamento del registro, secondo quanto previsto dall’articolo 9 della l. 62/2022.

Stipulando convenzioni o accordi, accettando le erogazioni e acquisendo partecipazioni azionarie, titoli obbligazionari e proventi derivanti da diritti di proprietà industriale o intellettuale, si intende prestato il consenso da parte delle organizzazioni sanitarie alla pubblicità e al trattamento dei dati, per le finalità di pubblicazione nel registro. Le imprese  produttrici devono comunque fornire un'informativa in cui precisano che le comunicazioni di dati e informazioni verranno pubblicate nel sito internet del Ministero della salute.
Sono fatti salvi i diritti degli interessati all’accesso, alla rettifica, alla cancellazione dei dati, alla limitazione del trattamento, alla notifica in caso di rettifica, cancellazione o limitazione e all’opposizione al trattamento, nonché le tutele giurisdizionali e amministrative secondo le disposizioni del GDPR (art. 5, co. 6).

Piattaforma notifiche della PA

by Beatrice Bastianello -

Il 21 giugno 2022 entra in vigore il Regolamento recante piattaforma per la notificazione degli atti della pubblica amministrazione (Decreto 8 febbraio 2022, n. 58 della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la trasformazione digitale).

Tra le Pubbliche Amministrazioni che, in qualità di mittenti, possono usufruire della Piattaforma per notificare atti e documenti ai cittadini, alle imprese o ai professionisti figurano anche le Università.

I mittenti possono accedere alla Piattaforma tramite SPID o CIE del funzionario incaricato. Dopo la compilazione del modulo di adesione alla piattaforma e l’apposizione sullo stesso della firma digitale del dirigente competente, sarà possibile caricare i documenti da notificare, unitamente ai recapiti e ai dati del destinatario; questi ultimi vengono comunicati automaticamente al gestore della piattaforma affinché esegua la notifica presso il domicilio digitale di piattaforma eletto dal destinatario.

Se quest’ultimo non è stato eletto o è saturo, non valido o non attivo, il gestore esegue la notificazione presso il domicilio digitale speciale del destinatario, ma se neanche quest'ultimo è stato eletto o è saturo, non valido o non attivo, la spedizione digitale viene eseguita presso il domicilio digitale generale del destinatario (ossia l’indirizzo inserito in uno degli elenchi delle PEC di professionisti, P.A. o cittadini previsti dal Cad).

Nel caso in cui si riscontrino le medesime problematiche anche per il domicilio generale, il gestore effettua un secondo tentativo; qualora non andasse a buon fine, il gestore della piattaforma rende disponibile nell’apposita area riservata l'avviso di mancato recapito del messaggio e dà notizia al destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto con lettera raccomandata.

Ai destinatari sprovvisti di recapiti digitali con certificato idoneo, il gestore invierà una raccomandata con avviso di ricevimento e un avviso di cortesia.

I mittenti sono responsabili del contenuto degli atti notificati tramite la piattaforma e delle informazioni fornite al gestore e sono titolari del trattamento dei dati utilizzati per inviare gli atti da notificare al gestore della piattaforma e per trasmetterli e conservarli.

Per i trattamenti diversi da quelli appena menzionati, necessari alla gestione del servizio di notificazione, di invio degli avvisi di cortesia e degli avvisi di pagamento tramite la piattaforma, il gestore della piattaforma agisce per conto dei mittenti, in qualità di responsabile del trattamento.

PRIVACY IN PILLOLE – Diritto di conoscere il nominativo del pubblico funzionario

by Beatrice Bastianello -

La Sezione V del Consiglio di Stato, nella sentenza n. 2530 del 05/04/2022, afferma che il nominativo di un pubblico funzionario o di un agente di pubblico servizio che ha sottoscritto un atto amministrativo è di regola ostensibile, non sussistendo ragioni di tutela della riservatezza.

Nel caso di specie, un passeggero sanzionato dal controllore a bordo di un treno aveva presentato istanza di accesso ad alcuni atti ex artt. 22 e seguenti della L. 241/1990, per verificare il corretto esercizio dell’attività amministrativa ed eventualmente impugnare la sanzione. Trenitalia S.p.A. aveva reso disponibili gli atti, oscurando però le generalità dell’agente accertatore al fine di evitarne l’identificazione, ritenendo che, nello svolgimento delle mansioni a contatto con il pubblico, la conoscenza dei suoi dati personali avrebbe comportato un rischio maggiore di subire aggressioni.

Il Consiglio di Stato sostiene che in questo caso non sussistono ragioni di tutela della riservatezza invocabili per limitare il diritto di accesso dell’interessato. Nell'ordinamento, infatti, non sono presenti disposizioni normative che tutelano in questi casi il diritto alla riservatezza del pubblico dipendente, di fronte alla necessità – nell’operare un bilanciamento di opposti interessi – di garantire l'esercizio del diritto di difesa da parte dell'interessato, dal momento che l’attività accertativa prevede anche la sottoscrizione degli atti redatti: non è ravvisabile, pertanto, un “diritto all’anonimato” di questo pubblico dipendente. Viene ribadito, infine, che «il diritto di accesso difensivo, ai sensi dell'art. 24, comma 7, L. n. 241 del 1990, deve essere 'comunque’ garantito al richiedente 'per difendere i propri interessi giuridici’, laddove non sussistono limiti, come nella specie, rappresentati da dati sensibili, giudiziari o ultrasensibili».

PRIVACY IN PILLOLE - Accesso civico: parere Garante Privacy solo in casi dubbi

by Beatrice Bastianello -

Il T.A.R. Marche Ancona - Sez. I, nella sentenza n. 221 del 05/04/2022, ha affermato che nei procedimenti di riesame dei provvedimenti di accoglimento dell’istanza di accesso civico generalizzato non è necessario che il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza richieda un parere al Garante per la protezione dei dati personali prima di provvedere.

Nel caso di specie, l'Università degli Studi di Macerata aveva accolto l'istanza di accesso presentata da uno dei suoi docenti, ma, all'esito della richiesta di riesame proposta da un docente controinteressato, il Responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza dell'Università ha negato l'accesso ad uno degli atti precedentemente resi disponibili. Il docente che aveva inizialmente proposto l'istanza di accesso ha dunque fatto ricorso al T.A.R., ritenendo illegittimo il diniego di ostensione, dal momento che il responsabile non aveva preventivamente interpellato il Garante, come prescritto dall’articolo 5, comma 7, del d.lgs. 33/2013 (richiesta di riesame da parte degli interessati in caso di accesso civico negato per evitare un pregiudizio concreto alla tutela dei dati personali).

Il T.A.R. non accoglie il ricorso, affermando che, quando le istanze di riesame sono proposte dal controinteressato, il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza non è tenuto a richiedere il parere del Garante; l’obbligo in questione sussiste infatti, secondo la norma citata, quando le istanze di riesame sono presentate dal soggetto che richiede l’accesso.

Il T.A.R., inoltre, precisa che dal combinato disposto fra i commi 7 e 9 dell’articolo 5 del d.lgs. 33/2013 non si può dedurre l’esistenza di una regola generale secondo cui qualsiasi decisione in materia di accesso civico debba essere preceduta dal parere del Garante della privacy: se così fosse, infatti, si assisterebbe ad un notevole rallentamento delle sue attività istituzionali, causato dalla grande quantità di richieste da esaminare. Di conseguenza, le amministrazioni pubbliche e i responsabili per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza devono rivolgersi al Garante qualora si trovino a dover affrontare dei casi dubbi o delle situazioni inedite, mentre in tutti gli altri casi «è del tutto normale che […] basino le proprie decisioni sulla “giurisprudenza” del Garante».

Linee guida per lo Smart Working

by Martino Truppini -

In data 30 novembre 2021 sono state pubblicate nel sito web del Ministero per la Pubblica Amministrazione le Linee guida sul lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche. 

Le linee guida, frutto del confronto con le organizzazioni sindacali, anticipano ciò che sarà definito entro l'anno nei contratti di lavoro, e che 32.000 amministrazioni pubbliche saranno tenute a rispettare all’esito del parere della Conferenza Unificata. 


Il documento approfondisce le condizioni per l’accesso alla prestazione lavorativa in forma agile, di seguito si riassume il contenuto per punti:

  • Condizioni tecnologiche, privacy e sicurezza

    • utilizzo di dotazione tecnologica in grado di garantire la protezione delle risorse aziendali

    • l’accesso alle risorse digitali deve avvenire attraverso sistemi di gestione dell’identità digitale

  • Accesso al lavoro agile

    • l’adesione al lavoro agile ha natura consensuale e volontaria

    • l’amministrazione individua quali attività possano essere svolte in modalità agile

    • il lavoro agile è anche strumento di innovazione organizzativa e modernizzazione

    • è consentito a tutti i lavoratori a prescindere dalla tipologia di contratto (tempo indeterminato, determinato, a tempo pieno o parziale)

  • Accordo individuale

    • è stipulato in forma scritta

    • la durata può essere a termine o a tempo indeterminato

    • deve contenere le modalità di svolgimento della prestazione fuori sede, con indicazione delle giornate da svolgere a distanza

    • indica le modalità di recesso, con un termine non inferiore a 30 giorni

    • indica le ipotesi di giustificato motivo di recesso, in presenza del quale ciascun contraente può recedere senza preavviso

    • assicurare che il tempo di riposo non sia inferiore a quello previsto per il lavoro in presenza e definisce i tempi di disconnessione

  • Articolazione della prestazione in modalità agile e diritto alla disconnessione

    • la prestazione lavorativa è svolta senza un vincolo di orario nell’ambito delle ore massime di lavoro giornaliere e settimanali

    • devono essere previsti periodi di inoperabilità nei quali il lavoratore non può erogare alcuna prestazione, questi comprendono in ogni caso 11 ore di riposo consecutivo

    • il lavoratore può usufruire di permessi previsti dai contratti collettivi o da norme di legge, ad esempio per motivi personali o familiari

    • in modalità agile non è possibile effettuare lavoro straordinario, trasferte, lavoro disagiato, lavoro in condizioni di rischio 

    • in caso di problematiche di natura tecnica, informatica, cattivo funzionamento tale da impedire o sensibilmente rallentare l’attività, il lavoratore da pronto avviso al datore di lavoro. Qualora la prestazione sia temporaneamente impossibile o non sicura, il datore di lavoro può richiamare il dipendente in presenza

    • per sopravvenute esigenze di servizio il dipendente in lavoro agile può essere richiamato in sede, con comunicazione effettuata in tempo utile e, comunque, almeno il giorno prima.   

    • il rientro in servizio non comporta il diritto al recupero delle giornate di lavoro agile non fruite

  • Formazione

    • al fine di accompagnare il percorso di introduzione e consolidamento del lavoro agile, saranno previste specifiche iniziative formative per il personale

    • diffusione di moduli organizzativi che rafforzino il lavoro in autonomia, l’empowerment, la delega decisionale, la collaborazione e la condivisione delle informazioni

  • Lavoro da remoto

    • diversamente dal lavoro agile può essere prestato anche con vincolo di tempo e obblighi di presenza, con modificazione del luogo di adempimento della prestazione lavorativa, in luogo idoneo e diverso dalla sede dell’ufficio

    • può essere svolto come “telelavoro” o “altre forme di lavoro a distanza” quali il coworking o il lavoro decentrato da centri satellite

    • sono garantiti tutti i diritti previsti dalle vigenti disposizioni per il lavoro svolto presso la sede dell’ufficio, con particolare riferimento a riposi, pause, permessi orari e trattamento economico accessorio.

    • le amministrazioni possono adottare il lavoro da remoto con il consenso del lavoratore e, di norma, in alternanza con il lavoro svolto presso la sede dell’ufficio

    • l’amministrazione concorda con il lavoratore il luogo in cui viene prestata l’attività lavorativa ed è tenuta alla verifica della sua idoneità. Nel caso di telelavoro domiciliare, concorda con il lavoratore tempi e modalità di accesso al domicilio per effettuare tale verifica. 

 

Link: Linee guida lavoro agile 30 nov 2021 (funzionepubblica.gov.it)

Fonte: Pa, via libera alle linee guida per lo smart working (funzionepubblica.gov.it)

 

PRIVACY IN PILLOLE: Atti amministrativi generali come base giuridica del trattamento

by Serena Semprini -
D.L. 139/2021: NUOVE RESPONSABILITA' PRIVACY PER LA PA

Il recente intervento normativo a mezzo del decreto-legge 139/2021, art. 9, ha introdotto rilevanti modifiche al decreto legislativo 20 giugno 2003, n. 196 ("Codice Privacy") in materia di protezione dati personali.

La Pubblica Amministrazione è interessata dalle modifiche apportate all'art. 2-ter dello stesso Codice Privacy in relazione alla mole di dati trattati e all'esigenza di definire i trattamenti effettuati in maniera specifica.

Se finora nella gestione dei singoli trattamenti dati era consueto il rinvio alle disposizioni generali del Reg. UE 679/2016 (GDPR), oggi gli adempimenti privacy per la pubblica amministrazione devono essere più precisi e con criteri più stringenti, elaborati dalla singola amministrazione interessata.

Il primo aspetto da valutare è la finalità del trattamento: l'art.2-ter D.Lgs 196/2003 dispone, nella sua nuova formulazione, che, ove la finalità non sia espressamente prevista da una norma di legge o di regolamento, è l'amministrazione a doverla indicare. In particolare, la finalità del trattamento dati deve essere coerente al compito svolto e al potere esercitato dall'amministrazione competente.

Le novità inerenti altri aspetti del trattamento dati da parte della Pubblica Amministrazione possono essere riassunte nei seguenti punti:
- Tutte le amministrazioni sono tenute a verificare tutti i trattamenti e le relative basi giuridiche;
- Devono essere presenti regolamenti specifici e rafforzati per il trattamento di dati sensibili e particolari;
- Deve essere effettuata una valutazione di impatto in presenza di elevato rischio per le persone a cui i dati sono riferiti.

La pubblica rilevanza dell'attività svolta dalla Pubblica Amministrazione ha spesso giustificato e autorizzato, in maniera quasi automatica, l'effettuarsi di i trattamenti dati necessari al perseguimento di obiettivi di interesse collettivo, senza che vi fosse, ogni volta, una specifica previsione di legge.

L'intervento normativo in esame punta alla previsione di una base giuridica specificamente formulata (anche da parte della singola amministrazione), idonea ad ogni trattamento effettuato dall'amministrazione competente, in modo da regolarne espressamente le finalità, l'origine, l'esecuzione e gli effetti.

D.d.l. Titoli universitari abilitanti

by Serena Semprini -
APPROVATO DDL SU TITOLI UNIVERSITARI ABILITANTI

Il 28 ottobre 2021 è stato definitivamente approvato al Senato il Ddl di iniziativa governativa in materia di titoli universitari abilitanti.

Alla luce del percorso già realizzato per le professioni sanitarie, si conferma il valore abilitante delle lauree in medicina, odontoiatria, farmacia e psicologia.
E' riconosciuto, inoltre, valore abilitante alle lauree tecniche per le professioni di geometra, agrotecnico, perito agrario e perito industriale.

Il principale intervento è quello di rendere coincidente l'esame conclusivo del percorso universitario con l'esame di Stato per alcune professioni regolamentate. L'ammissione all'esame finale è garantita, nei percorsi di studio interessati dall’intervento normativo, da una preparazione curriculare a livello pratico, da concludersi con il superamento certificato del tirocinio tecnico-valutativo.

In generale, la nuova procedura sarà applicata a tutti i corsi di laurea che consentono attualmente l’accesso all’esame di Stato senza un previo tirocinio formativo esterno.

Infine, a seguito dell'approvazione degli ordini professionali di riferimento, saranno resi abilitanti anche i titoli universitari per l’accesso alle professioni di fisico, chimico e biologo.
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